Con Ragnar Kjartansson Il Cielo in una stanza finisce al museo d’arte

Ragnar KjartanssonSi muovono sempre sul confine tra teatro e arte, le sperimentazioni un po’ surreali di Ragnar Kjartansson , 42enne artista islandese tra i più  apprezzati del momento. Un nome in netta ascesa sulla piazza globale dell’arte, performer e videoartista le cui opere includono spesso anche la musica (collabora con i Sigur Ros) e che con l’Italia ha un qualche legame importante. Non per nulla nel 2009 ha rappresentato il suo paese alla Biennale di Venezia e, nel 2013, all’Hangar Bicocca di Milano ha replicato il successo con una monumentale installazione. Il nuovo elemento che riporta idealmente Ragnar Kjartansson in Italia non è però una mostra, ma una canzone, e non una canzone qualunque, ma “una canzone che tutti gli italiani conoscono, un inno nazionale all’amore“, dice lo stesso artista.

Nasce tutto a Cardiff

Al National Museum del Galles, a Cardiff, dal 3 febbraio all’11 marzo aprirà al pubblico la particolare installazione di Ragnar Kjartansson . Il cielo in una stanza verrà suonata continuamente per cinque ore al giorno, per cinque settimane, da una squadra di musicisti che si alterneranno su un organo del XVIII secolo realizzato da un ricco patrono delle arti sir Watkin Williams-Wynn.

Il progetto Artes Mundi

L’opera è stata acquistata dal museo gallese nell’ambito di un progetto denominato Artes Mundi e che ha visto Ragnar Kjartansson vincitore. The Sky in a room – Il cielo in una stanza – diventerà quindi parte della collezione d’arte contemporanea del National Museum di Cardiff che comprende, tra le altre, opere di Rodin, Bridget Riley, Monet e Lucien Freud.

«Questa nuova entusiasmante commissione unirà forme d’arte storiche e contemporanee in uno spazio in cui il visitatore diventa testimone di un ambiente onirico, surreale e talvolta umoristico tipico della pratica di Ragnar Kjartansson » comunica il museo.

Suona un’armonica, mi sembra un organo che vibra per te e per me…”, recita il testo del  Cielo in una stanza di Gino Paoli originariamente inciso da Mina nel 1960, a raccontare – come affermò lo stesso cantautore – “che l’amore, in qualsiasi momento, può superare qualsiasi barriera o confine“. L’organo questa volta ci sarà, ed è antico, e, i confini saranno altro (questa stanza non ha più pareti […] questo soffitto viola non esiste più).

Dice Ragnar Kjartansson

«”The Sky in a Room” sarà ambientato in una sala blu che espone dipinti inglesi del XVIII secolo. Voglio fare un pezzo sullo spazio, la trasformazione dello spazio in quella bella stanza. Questo spazio solitario, di solito pieno di opere d’arte gloriose, diventa improvvisamente vuoto. Quindi ” Il Cielo in una Stanza ” deve essere suonato costantemente sull’antico organo». D’altronde Ragnar Kjartansson è conosciuto per i video e le performance in cui la musica e la ripetizione giocano un ruolo importante, raggiungendo una qualità quasi iptonica.

Sulla canzone c’è poco da aggiungere, se non ricordare che è stata incisa dalle voci più interessanti del panorama italiano (e persino da Carla Bruni, in francese) ed è apparsa i film ormai divenuti classici del XX secolo come La ragazza con la valigia (1960 Valerio Zurlini) e Goodfellas di Martin Scorsese (1990).