Sanremo 2018 Baglioni fa il sacrestano sessantottino

Direttore artistico mi dà un po’ fastidio, chiamatemi architetto

Sanremo 2018 Un inedito di Lucio Dalla affidato dallo stesso Claudio Baglioni, che ne era depositario, a Ron, che a lungo è stato compagno di viaggio del cantautore bolognese. Anche il titolo sembra una piccola magia ” Almeno pensami “. Così Baglioni sollecita la curiosità, già alta, sul Festival di Sanremo 2018, in programma dal 6 al 10 febbraio.  Dopo aver scoperto, ieri sera, i big in gara; oggi nella prima conferenza stampa del Festival, l’annuncio che tutti si aspettavano, ovvero quello dei personaggi che affiancheranno il direttore artistico sul palco dell’Ariston, non è arrivato. Da Baglioni è arrivata però una dichiarazione di umiltà: “Ho chiesto di fare il sacrestano, di accendere i lumini e pulire la chiesa quando i fedeli sono andati via“. Dunque non sarà Baglioni, dice lui, il grande sacerdote sul pulpito del Festival, non sarà il cerimoniere ma l’operaio; evitando sovraesposizioni e limitando al massimo le apparizioni su quel palco che, non lo ha negato, fa paura anche a lui.

Sarà il prossimo, il Sanremo 2018, il 68mo Festival di Sanremo a 50 anni da quell’anno “in cui tutto il mondo pensò che il futuro sarebbe stato più bello … Un sogno utopistico, però mi piacerebbe che questo 68 ripercorresse (quello spirito)”, ha accennato un Baglioni particolarmente attento alla numerologia. E sempre a proposito di navigare sotto traccia: “…Poi a me sto fatto del direttore artistico mi dà un po’ fastidio, visto che ce ne sono stati anche altri prima, preferisco che mi si chiami architetto. Visto che sono laureato in architettura e iscritto all’albo, insomma ho una laurea vera, presa da studente lavoratore in tarda età. Volevo dirvi questo, che, comunque vada, se non dovesse proprio andar bene, se avete a casa un bagnetto da rifare, una parete da spostare, ricordatevi di me“.

Così si sarà anche proposto con umiltà, ma dopo l’annuncio dei 20 big in gara, Baglioni un punto lo ha già messo a segno: non si potrà dire che sia il ” solito festival “.

Con la precisone di un farmacista, Claudio Baglioni ha dosato gli ingredienti innestando alcuni nomi ” sanremesi ” alla raffinatezza di certe proposte; la qualità autorale ad alcune grandi voci; la popolarità del ” pop ” accanto a nomi che hanno fatto la storia della canzone italiana, qualche innesto dai talent (Annalisa – The Kolors) al senso della scoperta che potrebbe stuzzicare il grande pubblico davanti nomi come Diodato e Roy Paci, o a quello dei bolognesi Lo Stato Sociale. E intanto si scopre che Elio e le Storie Tese, che da tempo avevano annunciato il loro scioglimento, celebreranno il loro ” divorzio ” consensuale proprio sul palco dell’Ariston nel prossimo Sanremo 2018 .

Arrivedorci 

Il titolo del brano è un annuncio: Arrivedorci (non è un refuso, Arrivedorci, chiara citazione all’Oliver Hardy doppiato in italiano). Ad ogni modo il Festival di Sanremo 2018 prossimo venturo sarà ricordato anche per l’alto numero di duetti. Così ci saranno tre Pooh, ma per due proposte diverse: i redivivi Roby Facchinetti e Riccardo Fogli con ” Il segreto del tempo ” (brano autobiografico?) e Red cantina con ” Ognuno ha il suo racconto “; tornerà il terzo classificato dell’anno scorso, Ermal Meta ma accanto ad un altro nome che deve molto a Sanremo, Fabbrizio Moro con ” Non mi avete fatto niente “; e, oltre ai già citati Diodato e Roy Paci con ” Adesso “, ecco l’insolito e talentuoso duo napoletano formato da Enzo Avitabile e Peppe Servillo, che porteranno ” Il coraggio di ogni giorno “.

Sembrano i candidati ideali del premio alla critica, mentre la signora della canzone, Ornella Vanoni, arriva al festival accompagnata da due autori straordinari come Bungaro e Pacifico. La presenza di Giovanni Caccamo, Renzo Rubino, Max Gazzé, Luca Barbarossa ci conferma la preferenza data da Baglioni alla musica d’autore. E poi i gruppi, scavalcare il tempo: i giovanissimi The Kolors, accanto ai Decibel in arrivo direttamente dagli anni ’80; dagli Elii a Le Vibrazioni che hanno scritto la loro colonna sonora nei primi anni del millennio, a Lo Stato Sociale con il loro elettropop.