L’ Assassinio sull’ Orient Express di Kenneth Branagh vuole essere solo adulato cavalcando un capolavoro della letteratura

La nuova versione firmata dal regista e attore inglese si invaghisce così tanto di se che lo spettatore finisce per distrarsi

Assassinio sull' Orient Express Chi al mondo non conosce anche solo per sentito dire, il titolo Assassinio sull’ Orient Express ? Tutti, come quasi tutti riusciranno a collocarlo vagamente nelle sapienti mani della grandissima Agatha Christie. Il libro è uno di quei capostipiti del genere crime e come tale in pochi lo hanno letto veramente. Tuttavia, data la sua grande fama non ha bisogno di grandi introduzioni o spiegazioni, e forse neanche di nuovi adattamenti.

Non la penso così Kenneth Branagh, uno che, si, ha diretto anche il supereroistico Marvel Thor, ma si è cimentato in tanta letteratura e teatro portati su grande schermo. Il flauto magico, Riccardo III, Amleto, Molto rumore per nulla, Frankenstein di Mary Shelley, Enrico V e ce ne sono ancora, sono stati dei decisi tentativi di portare nel medium cinema altri media, quasi delle missioni donchisciottesche di elevare la cultura degli spettatori cinematografici, da sempre ritenuti più giovani e quindi meno colti.

Un film che strizza l’occhio al pubblico generalista

Quando più e quando meno, ci è riuscito ma la sua nuova operazione, per l’appunto Assassinio sull’ Orient Express sembra peccare proprio della incapacità di trascinare il pubblico incolto a godersi un svago dalla sala, magari con un buon libro o una buona opera, e sembra invece lui essere trascinato (o fa finta di cedere e invece ci va decisamente per volontà sua) nella direzione opposta a quella intrapresa fino a oggi. Ovvero fa un film che strizza sensibilmente e evidentemente l’occhio al pubblico generalista e scocciato, riempiendo ogni scena di lustrini, belletti e specchietti che finiscono per distrarre lo spettatore che invece era in sala proprio per (leggere) la storia.

Il nuovo Assassinio sull’ Orient Express riesce nell’impresa di non portare nuovo pubblico giovane fuori dalla sala. Credo che pochi dopo un rutilante e finto racconto del genere vorranno prendere in mano il libro. Sia perchè saranno soddisfatti di quello mostrato o sia perchè non vorranno approfondire un plasticoso crime dove persino le increspature hanno trucco e parrucco.

Branagh fa di tutto per distogliere l’attenzione da una storia che non avrebbe bisogno d’altro che di essere raccontata. Riempie il film con un cast di big star una dietro l’altra (stessa cosa fatta da Lumet negli anni 70, ma poi ci attaccò un grande film dietro), ci regala tramonti e paesaggi innevati da mille e una notte, si riempie il petto con inquadrature funamboliche, in una fotografia iper saturata che neppure in uno spot di profumi da ragazzine.

Sembra che Branagh, postosi la domanda fatidica “Oggi, nel 2017, come si può fare un adattamento di un classico come questo?“, scelga di oscurare la storia, mettendosi di petto davanti, urlando in continuazione “Sono bravo! Mi vedete? Quando sono bravo e bello? Ohoohhh, guardate qua adesso. Visto?!?!?“. E’ una scelta discutibile, per un film che è figlio della sua epoca, tra mondi in CGI ricreati anche a sfregio della realtà, esagerazioni, voli pindarici e tutto di più che non aggiungono nulla a un racconto, come invece vorrebbero farci credere, ma lo indeboliscono e lo rendono meno interessante.

Alla fine lo spettatore più “incolto” su cui Branagh voleva fare breccia è quello che salta sui sedili del treno e non sta mai fermo, ma tutti gli altri guardano fuori dal finestrino annoiati e scontenti. Quando finisce questo viaggio?


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