Time la copertina dell’anno alle donne che rompono il silenzio

Il caso Weintein ha aperto la strada a un rivoluzione

Time Sono le donne che ha rotto il silenzio sugli abusi sessuali subiti, le “ The Silence Brekers ” il personaggio dell’anno 2017 del settimanale Time . Sulla copertina del prestigioso settimanale e nelle foto collegate: attrici come Alyssa Milano, star della musica come Taylor Swift, ma anche una senatrice, artiste, attiviste e donne dalla vita comune, come un’anonima infermiera.

Le star del cinema non sono apparentemente come te e me. Sono snelle, affascinanti, padrone di sé. Indossano abiti che non possiamo permetterci e vivono in case che possiamo solo sognare. Eppure si scopre che – nei modi più dolorosi e personali – le star del cinema sono più simili a te e me di quanto possiamo sapere”, scrivono gli autori del lungo articolo che motiva la particolare scelta della redazione di Time

Con l’inchiesta del New York Times sul potente produttore Harvey Weinstein e le sue preferenze sessuali, dopo la denuncia di attrici e modelle degli abusi subiti  (ricordiamo la nostra Asia Argento) sembra essersi spalancato un mondo. Un effetto a caduta, una discussione aperta che prelude a un cambiamento dove sono state proprio le “privilegiate” a fare da apripista.

Le star del cinema

«Quando le star del cinema non sanno dove andare, che speranza c’è per il resto di noi? Che speranza c’è per la bidella che è stata molestata da un collega, ma tace per paura che perderà il lavoro che deve sostenere i suoi figli? Per l’assistente amministrativo che respinge ripetutamente un superiore che non accetta il no per risposta? Per la cameriera dell’hotel che non sa mai, mentre va a sostituire gli asciugamani e a pulire i bagni, se un ospite la sta per mettere in un angolo dal quale non può sfuggire?»

Si chiedono i redattoriTime di Time , eppure quell’hashtag #MeToo (#Ancheio) che ha fatto il giro del mondo, prelude a quella che sembra proprio una rivoluzione. C’è una comunione un ombrello di solidarietà tra milioni di persone che si sono fatte avanti sui social con le loro storie fatte di paura. Paura di rappresaglie, di essere state ingannate, di essere licenziate da un lavoro che non possono permettersi di perdere. Tacendo su uomini che usano il loro potere per prendere ciò che vogliono.

«Questi interruttori del silenzio hanno dato il via a una rivoluzione del rifiuto, raccogliendo forza ogni giorno, e negli ultimi due mesi, la loro rabbia collettiva ha stimolato risultati immediati e scioccanti: quasi ogni giorno, i CEO sono stati licenziati, i mogol rovesciati, le icone cadute in disgrazia. In alcuni casi, sono state introdotte accuse penali», chiosa il Time . Ma davanti alle ultime affermazioni, non possiamo non rimarcare come in Italia il coraggio di denunciare si trasformi ancora oggi in un pubblico processo a carico delle vittime. D’altronde in fatto di rivoluzioni siamo sempre arrivati in ritardo, ma ci siamo arrivati.