Sani Gesualdi Superstar dopo 32 anni riappare in libreria

Le strampalate vicende del santo narrate da Nino Frassica – Fra Antonino da Scasazza

Sani Gesualdi Fino a prova contraria, la cosa che ci differenzia dagli altri esseri viventi è la capacità di ridere. Di ridere, che non è gioire (questo sì che gli animali sanno farlo), ma è sapersi gustare le assurdità del mondo. E nasce per ridere, tanto, schiettamente “ Sani Gesualdi Superstar ”, il libro, edito da Mondadori, col quale Nino Frassica torna a deliziarci col suo spiccato senso del surreale, la sua grammatica senza logica, le sue storie strampalate.

A chi ha qualche anno in più, Sani Gesualdi evoca direttamente «Quelli della notte», il programma di Renzo Arbore del 1985 nel quale fa la sua apparizione, attraverso il verbo di Frate Antonino da Scasazza, l’esilarante Santo protettore dei nanetti (traducendo dalle storpiature di Frassica sarebbero gli aneddoti). E qui il comico codificò il nuovo esilarante genere letterario. A dare la misura del successo, frasi trasferite nel linguaggio quotidiano come il delizioso tormentone “ Perché non è bello ciò che è bello, ma che bello! che bello! che bello! ”

Nello stesso anno Frassica pubblicò il libro, che qualcuno definisce un “ capolavoro di nonsense e di straniamento linguistico ” e che Mondadori torna a proporre dopo 32 anni.

Sani Gesualdi

E le risate tornano, più fresche che mai, sin dall’incipit: « Sani Gesualdi nabbe nel 1111 (millecentoundici) e morve nel 1777 (millesettecentosettantasette). Nabbe da Sgallatta Alfredo, soprannominato Scandurra Gaetano, e da Scamarda Agata, vista da destra, o Agata Scamarda, vista da sinistra. Il padre faceva l’indossatore, la madre era casalinga, tutta casa e chiesa, era madre di 106 figli. Sani era il primo gemito, e lo chiamarono Gesualdi, e, per non confondersi, i rimanenti 105 fratelli li chiamarono “Coso” oppure “Cosa” a seconda del sesso. Il fratello più piccolo, di nome “Coso” (106° figlio, ultimo nato), ancora vive. Gli ultimi saranno i primi nella vigna! ».

Sani Gesualdi E come allora a raccontare i nanetti di Sani Gesualdi è Frate Antonino da Scasazza. “ Che è un piccolo paese della mente, senza mafia e dove è sempre festa, della provincia siciliana ”. “ Gramelot mentale ” è la definizione più giusta per le costruzioni di Frassica, ancora vincente, a 32 anni di distanza dagli exploit arboriani davanti al pubblico televisivo, questa volta quello di Rai 1, che lo segue tutte le domeniche a «Che tempo che fa».

E se le storpiature della lingua italiana, sono un classico della comicità, Frassica le sublima ricordandoci che far ridere è un’arte e nemmeno tra le più facili. “ Tagliamo la testa al topo ” con un’altra chicca.

« Ringrazzio tutti i correttori di bozze, i quali vedendosi arrivare i miei dattiloscritti li andavano correggendo e mi mandavano le bozze, poi io le rivedevo e correggevo le loro correzioni, poi sono stato costretto a scrivergli: “ Attenzione ogni errore corretto da voi è un errore!! ! ”. Così loro non solo non hanno più corretto i miei dattiloscritti, ma ogni tanto gli schiaffavano un bell’errore personale. “ Tanto ” dicevano “ è un libro di Frassica” ».