Gravity Immaginare l’Universo dopo Einstein al MAXXI

La bellezza dell’universo è di scena

EinsteinL’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è finita, l’immaginazione invece racchiude il mondo”, lo affermava Albert Einstein e non per dire qualcosa ad effetto. A centodue anni  dalla Relatività generale (1915), lo scienziato che nel 2000 Time elesse “ uomo del millennio ” con la sua descrizione del Cosmo continua ad determinare profondamente il pensiero contemporaneo. I matematici e i fisici concordano: la Relatività è bellezza ed eleganza, e col suo essere una teoria fortemente descrittiva rappresenta la sintesi perfetta tra ragionamento e creatività, dove l’uno senza l’altra non avrebbero portato ad una sintesi così sublime.

E’la visione dell’universo che con Albert Einstein viene clamorosamente scardinata, l’idea che spazio e tempo non siano più assoluti ma relativi e dipendenti da chi li osserva stravolge ogni certezza acquisita. Eccola novità, lo spaziotempo, a dirci che l’universo ha quattro dimensioni: le tre spaziali che l’esperienza quotidiana ci consegna da sempre e poi la dimensione tempo, e tutte sono inscindibili tra loro. Solo la velocità della luce è assoluta, è questo il limite insuperabile oltre il quale c’è solo il paradosso.

E in questo universo dal tempo mutevole, come “ vibrazioni ” si propagano le onde gravitazionali, prodotte dalle masse in movimento che deformano lo spaziotempo. Albert Einstein le aveva previste un secolo fa, in questo 2017 la scoperta delle onde gravitazionali è stata premiata il Nobel per la Fisica 2017.

In questa rivoluzione del pensiero che ha per nome   “ Relatività ” si sono aperti immaginari culturali e artistici inediti, e sono quelli che la mostra del MAXXI prova a sondare. L’intreccio tra arte e scienza, accomunate dal pensiero creativo, da un interrogarsi sui grandi temi dell’uomo e dell’Universo come fanno gli scienziati e gli artisti, come Leonardo – che queste categorie sublimava – mezzo millennio fa.

Gravity

E’ già nella hall del MAXXI che la mostra scopre le sue carte in un confronto inedito quanto suggestivo. 

Da un lato il modello della Sonda Cassini, la “ viaggiatrice ” spaziale lanciata al cielo da NASA/ESA/ASI orami nel 1997. In 20 anni di vagabondaggi, ha attraversato le fasce di asteroidi, è passata accanto a Venere e Giove, ha sorvolando i mari di metano liquido di Titano e una “ tempesta esagonale ” su Saturno e, prima di distruggersi nell’atmosfera del pianeta, si è “ tuffata ” 22 volte nei suoi anelli, in un “ gran finale ” che abbiamo ancora fresco nella memoria (15 settembre 2015) 

A fare da contrappunto è Aeroke, l’installazione dell’artista argentino Tomás Saraceno composta da due palloni aerostatici specchianti che captano i suoni impercettibili dispersi nell’atmosfera

Einstein

La mostra prosegue in un continuo contrappunto tra installazioni scientifiche, reperti storici e opere di artisti. Emozionante il confronto tra il Cannocchiale di Galileo e lo Specchio di Virgo (l’interferometro laser che capta le onde gravitazionali); e poi il geniale esperimento sul metro di Marcel Duchamp di “ 3 stoppages – Étalon ” e  opere di Allora & Calzadilla, Peter Fischli e David Weiss, Laurent Grasso e ancora Tomás Saraceno, con la grande installazione Cosmic Concert dove suoni, vibrazioni e segnali visivi interagiscono con i movimenti dei visitatori, esplorando tre concetti chiave e strettamente connessi tra loro: Spaziotempo, Confini, Crisi. Il cosmo, insomma, come un concerto di relazioni e interconnessioni, talvolta invisibili, ma imprescindibili e che necessariamente includono ognuno.  

Cosmic Concert si presenta come una costellazione di opere, una sorta di mostra nella mostra divisa in tre sezioni. Si comincia dalle immagini che ripercorrono la storia delle visioni cosmiche dall’antichità ad oggi; il suggestivo “ gioco tecnologico ” che rende visibile la polvere cosmica in cui siamo costantemente immersi; mentre al centro dell’opera, un ragno, la Nephila Senegalensis, tesse la sua tela amplificato da microfoni capaci di captarne il lavorio. Altri suoni, ma captati dall’abisso, quello KM3NeT, opera realizzata in collaborazione con l’INFN, che rivela i suoni filtrati dal telescopio sottomarino Km3 collocato a 3500 metri.

Allestita nel cuore della mostra Cosmic Concert accoglie anche reperti storici come una Sfera Armillare del XVII secolo o l’edizione del 1632 del Dialogo sopra i due massimi sistemi di Galileo. E poi l’opera di Duchamp in cui l’artista immagina una sua personale unità di misura.

Emblematica nella sezione Confini dedicata all’esperienza del limite della conoscenza, l’opera di Laurent Grasso The Horn Perspective, omaggio al radiotelescopio di Penzias e Wilson che captò all’inizio degli Anni Sessanta il suono fossile del Big Bang, eco remota che permea ancora oggi l’universo.  Il percorso si completa con l’area dedicata alla Crisi, termine che nel campo della conoscenza, segna sempre il prologo di un’evoluzione.

Esperienzale la video installazione interattiva che permette al visitare di “entrare” nello spaziotempo e, con la propria massa, determinarne la deformazione. Densa di significati l’installazione video The Great Silence di Allora & Calzadilla, realizzata dagli artisti in collaborazione con lo scrittore di fantascienza Ted Chiang, che vuole essere una riflessione sul rapporto degli uomini  con il mondo e l’universo. Protagonisti il radiotelescopio di Arecibo, uno dei più potenti al mondo, e un pappagallo dalle spiccate capacità di apprendimento, entrambi simboli del tentativo dell’uomo di comunicare con altre specie viventi.

Ampi i programmi di approfondimento ed educativi che accompagnano l’esposizione.

La mostra è realizzata da MAXXI, Agenzia Spaziale Italiana e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e sarà al MAXXI fino al 29 aprile 2018. E’ curata da Luigia Lonardelli (MAXXI), Vincenzo Napolano (INFN) e Andrea Zanini (ASI) con la consulenza scientifica di Giovanni Amelino-Camelia, al Museo delle arti del XXI secolo, Roma.