Revolution 1966 1970 Ancora qualcosa di storico sugli anni che cambiarono il mondo

Alla Fabbrica del Vapore la mostra in arrivo da Londra, imperdibile

Revolution « Dite di volere una rivoluzione. D’accordo, vogliamo tutti cambiare il mondo », cantavano i Beatles. La canzone ? Revolution e, neanche a dirlo, è uscita nel 1968. A quesi 50 anni dall’anno che tutto cambiò approda a Milano, alla Fabbrica del Vapore, la mostra che nei mesi scorsi ha sbancato al Victoria and Albert Museum di Londra. Non il racconto di un anno, ma di un quinquennio, quello compreso tra il 1966 e il 1970, 1826 giorni che hanno delineato la nostra contemporaneità. Sia chiaro, quelli furono anni di utopie fallite, eppure l’impatto deflagrate di quella rivoluzione ci ha resi quello che siamo oggi. Come spiegano efficacemente gli organizzatori «Questa è una mostra su una delle cose più fragili ed allo stesso tempo più resilienti e durature che esistano sulla faccia di questo pianeta: un’idea. L’idea di Rivoluzione».

Una rivoluzione che dapprima coinvolge l’identità giovanile

E’ il 1966 quando la rivista Time soprannomina LondraThe Swinging City ” dove la musica e la coloratissima moda delle boutique di King’s Road e Carnaby Street pongono la capitale britannica al centro dell’immaginario giovanile.

Cresce anche l’uso delle droghe, assieme all’illusione che le sostanze psicotrope possano davvero aprire la mente a nuovi orizzonti; le arti ne restano folgorate, la psichedelia trionfa. Ma è negli stessi anni che la rivoluzione scende nelle strade, in tutto il mondo, contro l’establishment. Ecco allora il Maggio francese (1968) con il massiccio sciopero di studenti e lavoratori che porta quasi alla caduta del governo francese, e i disordini sparsi in tutta Europa, le proteste contro la guerra in Vietnam e poi la nascita negli USA dei gruppi per i diritti degli omosessuali, e i gruppi di liberazione delle donne e le Pantere nere che con le armi sostenevano i diritti civili.

Revolution

Sono quelli gli anni dei grandi festival musicali (Woodstock 1969, isola di Wight), dei figli dei fiori, della filosofia del “ritorno alla terra” e della protezione dell’ambiente (Greenpeace nasce nel 1970). E’ in questi anni  che si impone la convinzione che condividere le risorse  e la conoscenza umana del mondo in modo più equo possa essere la base di un futuro migliore. E’ l’ideologia che ha ispirato i pionieri del moderno personal computing. Vi dice qualcosa tutto questo? Ambientalismo,  personal computer e rivoluzione del cyberspazio, sono i fondamenti della nostra contemporaneità, e sono tra le eredità principali lasciateci da quegli anni.

Oltre 500 oggetti-testimonianze ripercorrono momenti, vite eccezionali, canzoni che hanno segnato la storia, abiti che hanno fatto tendenza (e scandalo), film indimenticabili di quei 5 anni strepitosi. Spazio allora ai Beatles, ai Rolling Stones, ai Who (tutti gruppi nati inquinante degli anni), e a personaggi diventati simbolo come le top model Twiggy (“grissino”) e Jean Shrimpton (“gamberetto”), Mary Quant, inventrice della minigonna, John Cowan, il fotografo che presta il suo studio ad Antonioni per girare “Blow Up”,

Revolution

La mostra “ Revolution. Musica e ribelli 1966-1970, dai Beatles a Woodstock ” promossa e coprodotta da Comune di Milano e Avatar – Gruppo MondoMostreSkira, in collaborazione con il museo londinese, è ospitata dal fino al 4 aprile 2018 nella Cattedrale di Fabbrica del Vapore. “Si tratta di un’esposizione eccezionale – afferma la vicesindaco e assessore all’Educazione, Anna Scavuzzo – sia per l’alto livello artistico e culturale, sia per il significato profondo che permea le opere in mostra e gli spazi della Fabbrica del Vapore che li ospitano: la convinzione che la creatività giovanile sia in grado di cambiare il mondo. Un’esposizione che merita di essere vista senza intenti nostalgici, ma con la passione e la curiosità intellettuale di scoprire come sono nati molti dei cambiamenti che ancora oggi stiamo vivendo”.

La mostra è curata da Victoria Broackes e Geoffrey Marsh del Victoria and Albert Museum, insieme a Fran Tomasi, maggior promoter italiano che per primo portò in Italia i Pink Floyd, Clara Tosi Pamphili, giornalista e storica della moda, e Alberto Tonti, critico musicale.


Le foto presenti su Stravizzi.com sono state in larga parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla nostra redazione italiana - indirizzo e-mail redazione@stravizzi.it, che provvederà prontamente alla loro rimozione .