L’ultimo Caravaggio a Milano

Alle Gallerie d’Italia un percorso imperdibile

CaravaggioUna nuova mostra su Caravaggio, oltre alla grande esposizione di Palazzo Reale accompagna questo scorcio d’autunno a Milano , ha aperto alle Gallerie d’Italia in Piazza Scala L’ultimo Caravaggio Eredi e nuovi Maestri. La mostra curata da Alessandro Morandotti, con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli, rimarrà allestita fino all’8 aprile 2018.

In prestito dalla mostra di Palazzo Reale sino ad alcuni giorni fa, proveniente da quel museo napoletano di Banca Intesa San Paolo a Palazzo Zevallos dove è la star di un piccolo grande concentrato di capolavori, il Martirio di Sant’Orsola del Caravaggio, è il punto di partenza dell’esposizione. L’incipit di un racconto che in una cinquantina d’opere, sonda quel momento della storia dell’arte in cui il drammatico naturalismo di Caravaggio e dei Caravaggeschi comincia a cedere il passo ai cieli azzurri e festosi del Barocco.

Arte e violenza

E’ la tarda primavera del 1610, Caravaggio, inseguito da una condanna a morte per l’omicidio di tale Ranuccio Tommasoni continua una fuga disperata. Lontano da Roma e dai suoi onori dove per legge, chiunque sarebbe autorizzato a tagliargli la testa. Quattro anni prima, subito dopo il fattaccio; Napoli lo ha accolto come una star, la città gli restituisce ispirazioni sublimi (vedi le Sette Opere di Misericordia) ma l’artista non sembra trovarsi mai a suo agio, e, dopo poco più di un anno riparte, sperando di conquistare a Malta e poi in Sicilia la sua salvezza.

Non vi riuscirà e assalito dalla sua condizione di fuggiasco, nel 1609 torna a Napoli. Qui, con l’ombra della condanna a perseguitarlo, Caravaggio realizza i suoi ultimi lavori, ha decine di commissioni, con la velocità che gli è tipica le esegue. Sono i lavori del suo ultimo periodo, la drammatizzazione è all’estremo, come nel Davide con la testa di Golia, nel quale l’artista di autoritrae nella testa mozzata del gigante, sorte che il Merisi sente più che mai vicina.

CaravaggioMarcantonio Doria

E’ il mese di maggio quando il principe genovese Marcantonio Doria, gli commissiona il “ Martirio di Sant’Orsola ”, omaggio alla figliastra che da suora ha combatto nome in Orsola ed è reclusa in un convento napoletano.  E’ il racconto di un omicidio che avviene di notte, sotto il baluginare di luci che sembrano di un temporale, la tavolozza è scarna, le ombre dense, le pennellate poche e sapientissime a mettere in scena l’ultimo dramma. C’è una giovane innocente aggredita da ceffi armati, tra i sicari riecco un nuovo autoritratto di Caravaggio nell’uomo che è appena alle spalle della santa.

Mentre questa si piega, toccando sgomenta quella freccia che le ha trafitto il petto, l’uomo sembra lanciare un “ No ”, come mosso da un momento di ribellione verso la sorte della fanciulla che l’artista accomuna alla sua. Il “ Martirio di Sant’Orsola ” è l’ultimo capolavoro del Caravaggio, manifesto di una vita dissennata che contribuirà ad alimentare il mito dell’artista maledetto. Nel luglio dello stesso anno, ancora in fuga, Caravaggio si imbarca su una feluca per un viaggio che non avrà fine, travolto dalle febbri, morirà a Porto Ercole, era il 18 luglio 1610.

La rivelazione

Il “ Martirio di Sant’Orsola ” avrà una vicenda travagliata, entrato nel patrimonio dei Doria, col tempo si perde memoria del fatto che si tratti di un Caravaggio, tant’è che nell’800 subisce anche degli improvvidi rimaneggiamenti. Ritenuto opera del “ caravaggescoMattia Preti, nel 1973 il dipinto, in pessimo stato di conservazione, viene venduto per circa 15milioni dalla baronessa Felicita Romano Avezzano alla Banca Commerciale (poi Banca Intesa). Con un primo restauro si arriva ad un’ipotesi di attribuzione poi confermata, nel 1980, dai documenti trovati dallo storico Vincenzo Pacelli che ricostruiscono esattamente le vicende dell’opera.

Si comprende, tra le altre cose, il peccato originale alla base del cattivo stato di conservazione dove, per rispondere alle pressioni del committente e affrettarne la consegna, il dipinto fu messo ad asciugare sotto il sole.


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