Picasso a Baghdad l’arte come rinascita

Nella capitale irachena prove di normalità Si comincia con una mostra su Picasso

BaghdadIn Iraq la guerra sarebbe finita nel 2011, in realtà, conclusa la fase ufficiale del conflitto – quello che nel 2003 gli USA, forti di prove false, scatenarono contro il regime di Saddam Hussein – restano scorie non meno velenose e tragiche. E’ il cosiddetto califfato islamico a disseminare morte e terrore, nonostante l’IS non esista di fatto più come entità territoriale. E così morti e attentati se non sono all’ordine del giorno, poco ci manca, tant’è che ben poco spazio trovano ormai sui media internazionali, come se le tragedie che si consumano in quell’angolo di mondo avessero ormai saturato ogni attenzione. Nemmeno la notizia che una città come Baghdad dopo 14 anni di caos infinito e violenza quotidiana provi a rialzarsi attraverso un evento denso di simboli, come può essere una mostra d’arte, ha ottenuto una risonanza sufficiente.

Eppure la notizia c’è tutta, ed è bella e positiva. S’è aperta lunedì scorso nella capitale irachena una esposizione che propone ventiquattro opere di Pablo Picasso , tra disegni e dipinti.

Un evento senza precedenti per la città martoriata come Baghdad e per una popolazione stremata dalla violenza. Era dal 2003 almeno che la città non ospitava mostre significative, ecco allora che ” Picasso in Baghdad ” è una “possibilità storica” ha dichiarato Qasim Al-Sabti, uno degli artefici dell’evento e presidente dell’Associazione degli artisti visivi iracheni.

La mostra, che propone in tutto 42 opere, tra cui anche alcuni lavori di Mirò, Chagall e Dalì, si tiene nella galleria Hiwar, una delle ultime rimaste nella capitale dall’inizio della guerra. I dipinti, invece, appartengono ad un collezionista che vuole rimanere anonimo (si parla di un iracheno residente negli Emirati Arabi Uniti), che avrebbe raccolto oltre mille opere.

Questa è la prima volta che vedo le opere di Picasso e spero di vederne altre”, il commento di una giovane abitante di Baghdad riportato dai media internazionali. Un desiderio semplice, ma non scontato per chi, ha passato in guerra oltre metà della vita, suo malgrado.

Picasso e la pace

Ci piace intravvedere nella scelta di mostrare le opere di Picasso a Baghdad qualcosa che va oltre, al pur importante evento culturale. Ci piace pensare a un viatico per la pace, nel nome di un’artista che con Guernica ha realizzato l’opera più potente d’ogni tempo contro la guerra; l’artista cui fu chiesto di dipingere il simbolo stesso della pace, la colomba col ramo d’ulivo; l’artista che, idealmente, tra le macerie ancora fumanti del secondo conflitto mondiale, ridiede il via alla rinascita culturale di un’altra grande città devastata: Milano.

Era il 1953, Picasso concesse che la grande tela di Guernica, prima di approdare al MoMA di New York, venisse esposta al palazzo Reale di Milano. L’edifico portava ancora le tracce della parziale distruzione dei bombardamenti, ma quella mostra segnò un nuovo inizio. Come oggi Picasso a Baghdad, si spera.


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