Diabete e alimentazione

Quando il gusto incontra l’equilibrio

DiabeteIl 14 Novembre, come ogni anno, si è tenuta la Giornata Mondiale del Diabete, con controlli gratuiti delle glicemie, conferenze ed eventi organizzati in tutta Italia per informare e sensibilizzare la popolazione nei confronti del diabete.
L’alimentazione rappresenta uno dei punti cardini nella gestione del diabete. Alimentarsi in modo corretto è fondamentale in caso di diabete, in quanto un’alimentazione equilibrata, che preveda un apporto energetico adeguato e una distribuzione bilanciata dei nutrienti, consente di raggiungere oppure mantenere il giusto peso corporeo, migliorare i livelli glicemici, correggere o migliorare il profilo lipidico e contribuisce a prevenire le complicanze della patologia. Per questi motivi è importante che un diabetico sappia gestire la propria malattia anche dal punto di vista dell’alimentazione. Questo non significa privazione o mortificazione dei sensi; l’aspetto importante consiste nella qualità dell’alimentazione, i cui ingredienti sono la consapevolezza nelle scelte alimentari, la moderazione nelle porzioni e l’equilibrio, senza rinunciare al gusto e al piacere del cibo.
Al contrario di quanto si possa pensare, non esiste una “dieta per diabetici”, che preveda rinunce continue, drastiche restrizioni, oppure una lista di alimenti “vietati”; i consigli da seguire a tavola sono quelli di un’alimentazione sana ed equilibrata (ai quali tutti dovrebbero attenersi) con qualche piccolo accorgimento.

 

Ora sfatiamo insieme 5 tra i più comuni falsi miti sul tema “Diabete e alimentazione”.

1 – I carboidrati (pasta, riso, pane, patate…) sono banditi nell’alimentazione di una persona diabetica.

I carboidrati rappresentano la nostra fonte energetica principale e sono i nutrienti che determinano maggiormente il senso di sazietà, pertanto devono rappresentare il 55-60% dell’apporto energetico giornaliero. Questo vale anche per le persone diabetiche. Infatti, i regimi alimentari a ridotto contenuto di carboidrati che venivano utilizzati in precedenza nella terapia del diabete sono stati superati, in quanto, oltre a privare l’organismo del suo substrato energetico preferenziale, incrementavano notevolmente l’apporto giornaliero di grassi (in particolare saturi) e proteine, aumentando ulteriormente il rischio cardiovascolare, già elevato in questi soggetti. Inoltre, è fondamentale che ciò che mangiamo, oltre ad essere sano, sia anche gustoso, e i carboidrati contribuiscono ampiamente alla gradevolezza del cibo. E’ quindi importante non eliminarli o ridurli eccessivamente, ma occorre invece prestare attenzione alla quantità e alla qualità. Esistono infatti due tipi di carboidrati: quelli complessi (amido), che troviamo nei primi piatti, pane, prodotti da forno e quelli semplici, contenuti nelle bibite zuccherate (compresi tè e caffè ai quali si aggiunge lo zucchero) e succhi di frutta, nelle caramelle, nei dolci e nella frutta. Queste due tipologie di carboidrati hanno lo stesso valore energetico (4 kcal/g) ma un effetto diverso sulla glicemia.
La quota giornaliera di carboidrati deve essere quindi costituita principalmente da carboidrati complessi; essi sono assorbiti più lentamente e forniscono energia per un tempo prolungato, stimolano il senso di sazietà e mantengono più stabili i livelli glicemici. Da limitare sono invece gli zuccheri semplici, che vengono assorbiti più rapidamente, determinando un aumento più consistente della glicemia e di conseguenza rendono più complicata la gestione della glicemia post-prandiale.

2 – Chi ha il diabete deve rinunciare assolutamente ai dolci.

La credenza che in caso di diabete sia necessario escludere dall’alimentazione i dolci e tutto ciò che contiene “zucchero” è ormai superata;i dolci possono essere consumati, ma con moderazione (si trovano infatti al vertice della piramide alimentare), indicazione che del resto vale anche per la popolazione generale. Tra gli alimenti dolci occorre fare una distinzione. Alcuni (prodotti da forno come torte o biscotti) apportano insieme agli zuccheri, anche i carboidrati complessi (amido); altri invece, sono costituiti prevalentemente da zucchero (saccarosio) e grassi (come caramelle, cioccolatini, barrette, cereali da colazione). Per appagare il desiderio del sapore dolce è preferibile perciò consumare i primi, seguendo alcuni accorgimenti per fare delle scelte più “convenienti”. Si consiglia ad esempio di preferire i dolci con un indice glicemico medio-basso (ovvero che fanno aumentare gradualmente la glicemia) con un contenuto ridotto di zuccheri, meglio se fatti in casa e con farine integrali e consumati in porzioni adeguate.

3 – Quando si ha il diabete è meglio sostituire lo zucchero con il fruttosio, lo zucchero di canna e i dolcificanti artificiali.

L’utilizzo dei dolcificanti in sostituzione agli zuccheri è sconsigliabile; si tratta infatti di sostanze artificiali, che non offrono vantaggi significativi sul controllo della glicemia. I dolcificanti hanno poi un potere dolcificante nettamente superiore a quello del saccarosio, pertanto, il fatto di consentirne il consumo abituale e senza limitazioni favorisce talvolta un utilizzo “non necessario” di questi prodotti e contribuisce a rinforzare la predisposizione ad una soglia elevata per il gusto del dolce e per di più fa sì che il nostro organismo si predisponga a ricevere altra energia, determinando così un alterato segnale di fame e sazietà. L’utilizzo di piccole quantità di zucchero (saccarosio) è ritenuto accettabile nell’alimentazione dei soggetti con diabete, purchè ci si abitui a consumarlo quando necessario, senza abusarne e purchè l’alimentazione sia equilibrata, ricca in fibre e si mantenga il controllo metabolico. Inoltre, il “permesso” a consumarne ufficialmente quantità limitate può contribuire a migliorare l’aderenza del paziente alle norme alimentari. Il fruttosio (ovvero lo zucchero contenuto nella frutta) determina un aumento della glicemia più contenuto rispetto a quantità equivalenti di saccarosio e da ciò derivano spesso le indicazioni al suo consumo. Tuttavia, è stato documentato un effetto negativo del fruttosio a livello metabolico, in quanto determina un aumento del livello di trigliceridi e ciò potrebbe influenzare negativamente il quadro lipidico del soggetto diabetico, già frequentemente compromesso a causa della patologia. In più, il fatto che venga considerato un dolcificante “naturale”, ne favorisce spesso un consumo non consapevole ed eccessivo.

4 – E’ consigliabile che le persone diabetiche consumino “alimenti per diabetici” e cibi “senza zucchero”.

Assolutamente no. Gli “alimenti per diabetici” non sono necessari né tantomeno vantaggiosi e il loro prezzo è piuttosto elevato; si tratta per lo più di una trovata commerciale. Questi prodotti infatti hanno un contenuto in carboidrati pari ai prodotti classici, con la differenza che utilizzano dolcificanti al posto del saccarosio come zucchero semplice; inoltre il contenuto di grassi (soprattutto saturi) di questi prodotti è spesso più elevato. Questi prodotti sono inoltre sconsigliati perché possono indurre nel paziente il concetto che, essendo a loro dedicati, possono essere consumati senza limitazioni.
Per quanto riguarda i prodotti “senza zucchero” occorre fare attenzione. Per legge infatti, come “zucchero” si intende lo zucchero bianco da cucina (saccarosio), pertanto qualsiasi prodotto in cui il saccarosio sia stato sostituito con altre sostanze dolcificanti può essere definito “senza zucchero”. In commercio esistono numerosi sostituti dello zucchero, come fruttosio, sciroppo di mais, succo d’uva, estratto di malto, che hanno tuttavia lo stesso potere calorico del saccarosio. Oppure gli alimenti “senza zucchero”, possono essere dolcificati con edulcoranti come aspartame, saccarina o polialcoli, il cui potere calorico è trascurabile. Inoltre talvolta gli alimenti “senza zucchero” sono preparati con una dose maggiore di grassi per renderli più palatabili. L’’utilizzo dei prodotti “senza zucchero” in caso di diabete non è necessario, in quanto consolida l’abitudine al sapore dolce e al consumo frequente di cibi dolci e può favorire un consumo di alimenti non necessari senza prestare attenzione alla quantità, perché “tanto sono senza zucchero”, oppure ad assumere quantità eccessive di dolcificanti, che può determinare un effetto lassativo.

5 – La frutta deve essere eliminata dall’alimentazione del diabetico perchè contiene zucchero.

Assolutamente no, anzi, assumere quotidianamente 2-3 porzioni di frutta, preferendo quella di stagione, contribuisce ad introdurre un apporto adeguato di vitamine, sali minerali e fibra, necessari per la salute. Occorre però fare attenzione alla porzione e alla frequenza di consumo, riducendo la porzione della frutta che contiene più zucchero, come banana, uva, cachi, fichi e mandarini. La frutta può essere consumata sia dopo i pasti, sia come spuntino, quando possibile con la buccia. Sono invece da evitare i succhi di frutta , i frullati e le puree di frutta, in quanto una singola porzione ci porta spesso ad introdurre un contenuto eccessivo di zuccheri; inoltre questi alimenti, essendo in forma liquida o semi-liquida ed essendo privi di fibra, fanno in modo che gli zuccheri in essi contenuti vengano assorbiti ancor più rapidamente, determinando un picco glicemico significativo. E’ anche da evitare la frutta disidratata e la frutta sciroppata, a causa dell’elevata concentrazione di zuccheri, mentre è favorevole il consumo di frutta secca oleosa (mandorle, noci, nocciole, pistacchi…), che ha un contenuto molto ridotto di carboidrati, purchè si presti attenzione alla porzione.


 
ADIUVAREAssociazione Diabetici Uniti Varese è un’associazione O.N.L.U.S fondata nella primavera del 2011.

Siamo un gruppo di  persone, diabetiche e non, che ha voluto dedicare un po’ di tempo e di energia per prendersi cura delle problematiche legate al “mondo diabete”

Il nostro interesse si rivolge a tutte le persone diabetiche da 0 a 100 anni, con una particolare attenzione ai bambini, ai giovani e alle loro famiglie