Gli animali vittime dell’odio della politica del Regno Unito

Com’è lontano quel Fronte per la Liberazione degli Animali nato in Inghilterra nel 1976

animali I britannici sono stati considerati fino all’altro ieri, il popolo più animalista d’Europa. A cominciare da sua maestà Elisabetta II, la cui passione per cani e cavalli è ormai storia, così come nei libri è finito l’amore della sua antenata regina Vittoria per il gatto d’angora Heather e la passione, ancora più accentuata, di Winston Churchill per i felini. Sappiamo dalla statistica che nelle case inglesi cani e gatti non mancano quasi mai, e non possiamo dimenticare che proprio in Inghilterra, ormai nel 1976 nacque quel Fronte per la Liberazione degli Animali che sin dagli ’80 s’è battuto con metodi anche sin troppo violenti contro ogni forma di sfruttamento degli animali .

Certo, sul presunto animalismo dei britannici avrebbero qualcosa da ridire le volpi, cacciate per secoli per il mero divertimento dell’aristocrazia e che solo nel 2004, grazie al laburista Tony Blair che ne mise fuori legge la caccia, hanno tirato un sospiro di sollievo. Peccato che la premier conservatrice Theresa May, nei mesi scorsi, non dichiarandosi contraria alla caccia alla volpe, abbia dichiaro che intende portarle la questione in Parlamento. E qui, stando alle ultime risultanze, le magnifiche creature dei boschi potrebbero tornare a correre dei rischi.

Restiamo infatti nei pressi di Westminster, poiché nei giorni scorsi, i parlamentari inglesi hanno votato contro il permanere del principio della sensibilità animale nell’European Union (Withdrawal) Bill, il documento che stabilisce quali leggi saranno in vigore dopo l’uscita effettiva dall’Unione Europea. In estrema sintesi, i rappresentanti britannici hanno eliminato il principio riconosciuto dalla Ue che gli animali siano esseri senzienti in quanto possono provare emozioni e dolore. La decisone, evidentemente, ha sollevato un ampio dibattito nel Regno Unito e le contestazioni non mancano.

Il tutto dopo l’uscita dalla UE

Confidiamo che i cittadini riescano a fare massa critica e riuscire a far introdurre nell’ordinamento britannico un principio simile a quello appena scartato. Non peregrina l’idea che il Regno Unito, dopo il marzo del 2019, che è la data effettiva dall’uscita dall’Ue, voglia spalancare le porte ad una sperimentazione animale dissennata e senza quei limiti che proprio il riconoscimento degli animali come esseri senzienti, pone.

Abituati come siamo a condividere la nostra vita con quadrupedi, pennuti e pinnati, abituati a seguirne le “gesta” buffe o tenere sui milioni di video che passano dai nostri social network, l’idea che per legge si possa dire che gli animali non hanno emozioni né sentono dolore, ci fa semplicemente inorridire.

Confesso, dagli inglesi non me lo aspettavo, al contrario confesso l’assenza di ogni stupore davanti alla notizia dei giorni scorsi che il l’amministrazione USA ha deciso di revocare il provvedimento varato da Obama che vietava l’importazione di trofei di elefanti da alcune zone dell’Africa. Questo con la scusa paradossale che con i soldi delle licenze per safari i governi locali possono finanziare programmi per la tutela degli animali .

Trump, tuttavia, e questo mi sorprende, dopo aver definito la caccia agli elefanti un “Horror show potrebbe ritirare il provvedimento. Si sarà reso conto dell’indignazione provocata? Viviamo in uno strano tempo, dove l’attenzione degli uomini verso i compagni di viaggio su questo pianeta, non è mai stata così alta. Eppure mai come in questa era il regno animale è in pericolo. Siamo nel piano della sesta estinzione di massa della storia della Terra, il grido d’allarme lanciato dagli scienziati qualche mese fa. Convincere la politica che la prossima potrebbe riguardare anche noi, è un dovere dei cittadini.


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