Tavecchio Una lacrima sul viso

Sempre di più nel mondo del calcio si usano le lacrime

Tavecchio Si è passati dai fiumi di parole ai fiumi di lacrime nel mondo del calcio. Avete letto bene, proprio nel mondo del calcio. Quel mondo che si è sempre contraddistinto per la mascolinità ed il machismo, confermato dalla durezza del tatuaggio, dai cavalli delle fuoriserie sportive, dal testosterone elargito nell’harem delle magnifiche donne che ne circondano gli adepti. Invece in questo mondo sono state sdoganate le lacrime. Ed il suo Presidente Tavecchio si è dovuto adattare, versandone anch’egli come se piovesse. Tutto ciò stride con quel mondo del calcio conosciuto finora, fatto di orgoglio, dignità, determinatezza e passione.

A sdoganare le lacrime in Italia ci ha pensato Buffon davanti alle telecamere, ripetendosi settimana scorsa in occasione dell’eliminazione della Nazionale da parte della Svezia. Sempre davanti alle telecamere. E davanti alle telecamere lo ha fatto anche il Presidente della FGCI Tavecchio nel corso di una intervista de Le Iene andata in onda nel corso loro del programma. Lacrime come forma nuova di comunicazione nel nuovo mondo del calcio, potremmo dire.

E la domenica ?

Ogni domenica, a questo punto, bisognerà attendersi allenatori e calciatori che, nel corso delle interviste post partita, si lasciano andare ad un pianto a dirotto se la loro squadra dovesse abbandonare il terreno di gioco con una sconfitta. Dovremo attenderci gli arbitri in lacrime quando saranno smentiti clamorosamente dalla VAR. Insomma ci ritroveremmo in una valle di lacrime, a cominciare dal Presidente Tavecchio. Il melodramma napoletano legato al grande Mario Merola soccomberebbe dinnanzi a tali tragedie.

L’unico a non piangere è il capo in assoluto dello sport italiano: Giovanni Malagò. La sua responsabilità non è da poco sui recenti disastri dello sport tricolore. Pallavolo, basket, atletica leggera, e finiamo qui perché si potrebbe andare avanti ad libitum, sono state discipline da tragedia mondiale per i colori azzurri. Ma Giovanni Malagò non piange, lui è un uomo tutto di un pezzo quando si scaglia contro Tavecchio.

Lo sport italiano va rifondato dalle radici, calcio compreso, anzi soprattutto l’esempio dovrà partire proprio dal calcio. Ci auguriamo che Carlo Tavecchio non si comporti in sede di Consiglio Federale, in programma questo pomeriggio a Roma, come il dittatore  Mugabe dello Zimbabwe che non si è dimesso.

Come dicevamo, servono radici più forti nello sport italiano. Delle radici capaci di sostenere un albero  ben strutturato capace di sostenersi da ogni intemperia sfavorevole, e non come quello attuale che assomiglia del tutto ad un Salice Piangente.