Dakota Fanning

Crescere sui set non è qualcosa di negativo

Dakota FanningDakota Fanning è cresciuta praticamente su un set cinematografico. A otto anni era protagonista, insieme a Sean Penn, del film Mi chiamo Sam (2001) per il quale ricevette la candidatura agli Screen Actors Awards, diventando la più giovane candidata nella storia del cinema. Da quel momento non ha più abbandonato la recitazione.

Ora, l’attrice prodigio di Hollywood, 23 anni, una carriera segnata da collaborazioni di prestigio come Steven Spielberg (La guerra dei mondi), Ewan McGregor (Pastorale americana ), solo per fare qualche nome, ha un futuro pieno di progetti, sarà la protagonista di Ocean’s Eight, con Cate Blanchett, Helena Bonham Carter, Anne Hathaway, Sandra Bullock, e del film che segna il debutto alla regia di Kirsten Dunst, The bell Jar, tratto dal romanzo di Sylvia Platt: ”Amo il senso di sorellanza che nasce lavorando con le registe” racconta l’attrice, avvolta in uno splendido vestito rosa.

Intanto Dakota Fanning è stata ospite alla Festa del Cinema di Roma per presentare nella sezione separata dedicata ai temi dei giovani Alice nella città, il film Please Stand By di Ewan Lewin, dove interpreta Wendy, una ragazza autistica di grandi capacità, che adora Star Trek e che, per partecipare a un concorso per sceneggiature dedicate alla saga fantascientifica, intraprende da sola un lungo viaggio che la porterà ad Hollywood.

Come si è preparata a questo ruolo?

Dakota Fanning «Ho incontrato diversi ragazzi autistici, ho cercato di conoscere le loro passioni, gli interessi, le battaglie che combattono e i loro trionfi. Le persona che soffrono di autismo non sono tutte uguali, quindi mi sono creata una mia Wendy personale».

È stata una sfida difficile?

Dakota Fanning «Wendy è affetta da autismo, ma è molto di più: nel film vediamo come le difficoltà influenzano la sua vita, come si ribella e si spinge oltre se stessa. E StarTrek rappresenta una sorta di guida a cui si affida per cercare di superare gli ostacoli e comprendere meglio il mondo che la circonda».

Che cosa le ha insegnato questo personaggio?

 Dakota Fanning «Mi ha fatto ricordare che tutti ci possiamo trovare di fronte a delle battaglie, e che ognuno nella vita ha delle sfide da superare, qualcosa contro cui lottare. Interpretare Wendy mi ha rimesso davanti agli occhi soprattutto la forza di chi sa sognare

Ha cominciato da bambina. Ha rinunciato alla sua infanzia?

Dakota Fanning « Crescere sui set non va visto per forza come qualcosa di negativo. Recitare ha arricchito la mia vita e la mia infanzia: ho viaggiato, conosciuto persone e luoghi che altrimenti non avrei mai visto. Sono grata alla mia famiglia e ai miei amici che mi hanno aiutato a stare in equilibrio».

Prima era un gioco, poi è diventato un lavoro

Dakota Fanning «L’ho sempre considerato un mestiere. Sin da bambina mi rendevo conto che avevo delle responsabilità verso le persone con le quali lavoravo e nei confronti dei personaggi che interpretavo. Quello dell’attore è un mestiere in cui fingi, l’istinto mi ha aiutato a tenere le cose separate  così non mi sono mai portata a casa i problemi del personaggio


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