Vincenzo Amato Volevo fare il pilota di Formula Uno

L’attore scultore palermitano di nascita lo abbiamo raggiunto al telefono nel New Jersey

Vincenzo AmatoAttore e scultore di successo, Vincenzo Amato , 51 anni, palermitano di nascita, americano da 25 anni, è al lavoro nel suo studio del New Jersey,  quando lo raggiungiamo al telefono per parlare del film Veleni di Nadia Baldi dove interpreta l’unico uomo di una storia di intrighi e delitti al femminile, ambientata nel 1951 in un paesino del Sud.

Com’è stato lavorare attorniato da donne?

Vincenzo Amato «Mi piace lavorare con loro. Mi trovo meglio, le capisco di più. Sono stato diretto spesso da donne: Angelina Jolie (Unbroken), Liliana Cavani (Einstein),parliamo di personalità forti ,eppure sul set si respirava un aria più rilassata. Anche Nadia Baldi, alla prima esperienza, eppure mi ha dato una sensazione di grande serenità,  non so spiegare perché, ma sono capaci di prendersi la responsabilità di un film con più leggerezza.»

È nato prima l’attore o lo scultore?

Vincenzo Amato «Veramente da piccolo volevo fare il pilota di Formula Uno! Però ho sempre disegnato, e poi seguivo mia mamma che cantava, che faceva teatro, quindi diciamo che l’attitudine artistica ha preso il sopravvento

 Vive queste due anime artistiche allo stesso modo?

Vincenzo Amato « La scultura la realizzo da solo, non dipendo da nessuno, lavoro tutti i giorni, uso le mani e la sento come una necessità: quella di recitare è un’arte che per esprimersi  ha bisogno di una sceneggiatura, di un progetto, del regista e via così. Dipende più dagli altri.»

La sua materia è il ferro?

Vincenzo Amato « Lo prediligo. É una materia che assorbe bene le mie energie, mi sento più forte, lo conosco meglio, ma lavoro anche con altri materiali, adesso per esempio mentre parliamo, sto lavorando il legno.»

Come la conoscono gli americani?

Vincenzo Amato «Come attore lavoro molto nelle serie e nei film, ma sempre per piccoli ruoli e da “straniero”, mentre come scultore sono più noto, anche perché per dieci anni sono stato ospitato nella galleria di Earl McGrath, la più importante di New York. Devo tutto a questo straordinario mecenate, è scomparso due anni fa eppure mi sento ancora orfano. Oggi il mercato dell’arte è diventato un business senz’anima. Si comprano opere per rivenderle al triplo, non c’è più chi va a scoprire nuovi talenti. »


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