Milano e la mala Una mostra da prendersi con le molle

La storia di 40 anni di una città raccontata attraverso il suo lato oscuro

Milano C’è un’aura romantica nei racconti della malavita del dopoguerra milanese, qualcosa di mitologico che teatro e canzoni hanno “pericolosamente” tramandato ai giorni nostri, a memoria di un tempo di ladri galantuomini e di rapine compiute senza colpo ferire. Come quella in via Osoppo, a Milano ,passata alla storia come la “rapina del secolo”, rimasta indelebile nell’immaginario cittadino.

E’ giovedì 27 febbraio 1958, sono le 9.30 un furgone blindato della Banca Popolare di Milano imbocca la via Osoppo, diretto all’Agenzia in via Rubens per il consueto “pieno” di denaro e titoli. A bordo del portavalori ci sono due dipendenti della banca: un autista e un commesso, e sul sedile posteriore poliziotto con tanto di mitra a fare vigilanza armata.

Il colpo si svolge con precisone svizzera in pochi minuti: all’incrocio tra le vie Osoppo e Caccialepori, una Fiat 1400 taglia la strada al furgone e va a schiantarsi contro un palazzo. Gli addetti al portavalori rimangono interdetti, probabilmente si fermano a guardare, restando immobili per qualche secondo prima che l’autista rimettesse in moto per allontanarsi. Ma giusto il tempo di far qualche metro che un camioncino proveniente da sinistra lo sperona, come un lampo ne esce un criminale che con una martellata rompe il finestrino posteriore del furgone e sfila il mitra dalle mani del poliziotto tramortito dall’urto.

I dipendenti della Banca Popolare di Milano scendono, vengono immobilizzati mentre sopraggiunge una Giulietta con a bordo altri rapinatori. Tutti indossano passamontagna e tute blu da operai, qualcuno svuota il furgone, altri tengono a bada la folla minacciando col mitra. Poi la fuga con un bottino quantificato in 70 milioni. L’eco mediatica è enorme, quotidiani e settimanali fanno a gara a sparare il titolo sensazionalistico, si cercano collegamenti “americani” per la troppa perfezione del colpo, per la troppa esperienza mostrata dalla banda.

Seguono mesi di indagini, polemiche, e titoloni in prima, poi il 1° di aprile finalmente, il Corriere può titolare “Arrestati e confessi i rapinatori di MilanoIl questore annuncia il successo dell’ardua operazione contro i banditi che assalirono il furgone della Banca in via Osoppo”. I cinque rapinatori rintracciati non erano americani, ma gente del luogo, persone “normali” in arrivo da quartieri piccolo borghesi. Anche i denari vennero recuperati, in parte, al netto di quelli spesi in vacanze in montagna e divertimenti. L’episodio rappresentò l’apice e la fine della Ligera, forma di delinquenza tutta milanese, nata nel XIX secolo, composta da piccoli gruppi di criminali e spesso “romanticamente” ricordata anche nelle canzoni popolari.

Nel ventennio successivo (1960-1980), una nuova forma criminale s’impossessa della città. E’ strutturata in gruppi omogenei – anche di stampo mafioso – ed è diretta al controllo del gioco d’azzardo, della prostituzione e, infine, del traffico degli stupefacenti.

Milano La Mostra

E’ la rapina in via Osoppo il punto culminante della mostra a cura di Stefano Galli,  allestita fino all’11 febbraio a Palazzo Morando, museo di Costume, Moda, Immagine.

Attraverso 170 immagini d’epoca, documenti, materiale di stampa, “strumenti del mestiere” l’esposizione mette in scena la storia della criminalità a Milano tra la fine degli anni Quaranta e la metà degli anni Ottanta.

Un cammino che ha avuto una sua evoluzione precisa, che parte coi gruppi di criminali improvvisati, salvo poi raffinarsi, crescere in perizia e strategie. Dopo la rapina in via Osoppo, nel panorama criminale si affacceranno figure celebri e altre imprese clamorose mentre i media rendono familiari i nomi di personaggi come Luciano Lutring, Francis Turatello, Renato Vallanzasca.

Le foto in bianco e nero, la custodia dell’arma di Luciano Lutring (il solista del mitra), i dadi usati nelle bische e, ancora, le armi utilizzate dalla polizia per combattere il crimine e tanti documenti. Sono le componenti di un percorso espositivo che non trascura di addentrarsi nei quartieri della malavita: il Giambellino, l’Isola, la casba di via Conca del Naviglio e il Ticinese.

Particolari focus sono dedicati a specifici fenomeni: sequestri di persona, le rivolte carcerarie, i gruppi di feroci killer come i famigerati Apaches di Epaminonda mentre un ulteriore approfondimento è rivolto ai rappresentanti delle forze dell’ordine, dal commissario Mario Nardone al futuro questore Achille Serra.

L’esposizione si chiuderà idealmente con una sezione dedicata a Renato Vallanzasca, il “bandito della Comasina”, ultimo rappresentante di una malavita milanese che dai primi anni Ottanta lascerà il passo a nuove e più cruente forme di criminalità.

Milano e la mala – Storia criminale della città dalla rapina di via Osoppo a Vallanzasca

a cura di Stefano Galli

9 novembre 2017 – 11 febbraio 2018

Palazzo Morando | Costume Moda Immagine

Info:  www.mostramalamilano.it


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