Michelangelo Mito e solitudine del Rinascimento

Da Giulio Busi per Mondadori la biografia dell’artista più straordinario

Michelangelo E’ documentato come un saggio, ma si legge con la stessa piacevolezza di un romanzo, il libro di Giulio Busi, in uscita il 31 ottobre  “ Michelangelo – Mito e solitudine del Rinascimento ” (Mondadori – 432 pagg. 25 euro).

Giulio Busi, che è professore ordinario alla Freie Universität di Berlino e presidente della Fondazione Palazzo Bondoni Pastorio; ha scritto di mistica ebraica, di storia rinascimentale, della filosofia di Pico della Mirandola regalandoci poi, l’anno scorso, una biografia di Lorenzo de Medici che al rigore del dato storico, unisce una grande felicità narrativa. La stessa che ci aspettiamo di ritrovare in questa biografia michelangiolesca, anche perché il materiale, la vita di Michelangelo Buonarroti, è straordinaria.

Straordinario il personaggio, ancor di più l’artista. Moderno nel pensiero e modernissimo nell’arte – è stato il primo a scolpire le idee – l’uomo Michelangelo è un concentrato di contraddizioni, di rigore e compassione, di coraggio e idealismo, di trasgressività e ascetismo, avarizia e generosità.

Michelangelo Buonarroti è il primo artista veramente moderno, capace di opporsi a tutto e a tutti, pontefici compresi, pur di esprimere se stesso ”. In una vita lunga – morì a 89 anni -, che fu lunghissima per i suoi tempi, fu acclamato, strapagato, imitato, odiato, mai accettato sino in fondo dalla famiglia d’origine, a caccia d’amore dove capitava.

Ma nonostante l’inseguirsi di trionfi ed amarezze Michelangelo fu soprattutto un uomo solo “per necessità, per scelta, per destino”. Fuori posto nelle botteghe degli artisti, coi quali ebbe pessimi rapporti e allo stesso modo, fuori luogo con quei principi che pure ne adoravano l’arte: dai signori di Firenze ai papi, Michelangelo non si lasciò mai intimorire.

Michelangelo La sua provenienza

Figlio di un’antica famiglia cittadina caduta in povertà, Michelangelo  nasce nel 1475, tra i monti dell’Appennino toscano, dove il padre Lodovico è podestà di Caprese e Chiusi. “Dovrebbe studiare latino e invece diviene apprendista di Domenico Ghirlandaio. Lo scopre Lorenzo il Magnifico, che gli dà protezione, mezzi, fiducia in se stesso. Innamorato di Firenze, se ne va appena può, per cercare fortuna a Roma. Affascinato dal moralismo visionario di Savonarola, lavora per i cardinali e scolpisce per i nemici del frate domenicano.

Insofferente all’autorità, si piega al volere del terribile papa Giulio II, e per lui progetta una tomba fastosa (gli ci vorranno quarant’anni per finirla) e affresca la smisurata volta della Sistina. Sopporta a stento i Medici, i suoi benefattori, e ne riceve committenze e ricchi incarichi. Ama la bellezza maschile, si lascia affascinare da giovanotti eleganti e da qualche ragazzo di vita, ma s’infiamma d’amicizia per Vittoria Colonna, gran dama e specchio di virtù. Sempre insoddisfatto, inquieto, inarrivabile”.

Lungo il racconto biografico, Busi si ferma inevitabilmente lungo le tappe che hanno costellato la carriera artistica di Michelangelo : parte dagli eterni capolavori giovanili come la Pietà del Vaticano e il David dell’Accademia di Firenze; passando ai sovrumani affreschi della Cappella Sistina, dipinti pressoché da solo, fino al dialogo con la morte espresso in quella Pietà Rondanini, che un Michelangelo già anziano aveva concepito per sè.

L’arte e la vita quando si tratta di questi immensi campioni non possono che essere la stessa cosa, impossibile intravvedere una linea di confine, un punto dove finisce l’uomo e comincia l’artista. Ma è poi vero? E’ possibile che da debolezze così umane riescano a nascere capolavori immortali? E’ uno dei misteri dell’arte e degli artisti, forse il mistero principale, che riguarda in maniera diversa tanti altri geni della storia dell’arte: da Caravaggio a Van Gogh. Eppure è proprio per aiutare a chiarire (ma non svelare del tutto) il mistero ai comuni mortali, che biografie come quella scritta da Busi giungono ancora più preziose.


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