Jake Gyllenhaal Jeff Bauman alla Festa del cinema di Roma

Insieme per presentare Stronger di David Gordon

Jake Gyllenhaal Jeff Bauman Quando arriva all’incontro con i giornalisti con i calzoni corti sulle gambe di titanio in bella vista al fianco del suo alter ego sullo schermo l’attore Jake Gyllenhaal Jeff Bauman trasmette davvero una grande forza e determinazione come in  Stronger di David Gordon, presentato alla Festa del cinema di Roma che racconta, l’attentato terroristico alla maratona di Boston del 2013 che causò 3 morti 140 feriti gravi, fra cui c’era il giovane operaio, Jeff Bauman, che aspettava la sua ex ragazza all’arrivo, con un enorme cartello scritto a caratteri cubitali con pennarello fosforescente, per convincerla a tornare con lui.

Al risveglio nel letto di ospedale Baumann scoprì che non avrebbe più potuto camminare con le sue gambe e che aveva visto in faccia l’attentatore. Stronger, il film di David Gordon Green che vedremo nelle sale a Gennaio 2018, racconta il lungo e doloroso percorso di guarigione, fisica e emotiva, che ha dovuto attraversare, della sfida di imparare a utilizzare delle protesi altamente tecnologiche, alla lotta con se stesso, contro la depressone ma soprattutto quella di riuscire a crearsi una sua famiglia, con Erin la ragazza che aspettava alla Maratona e la sua bambina.

Jake Gyllenhaal  «Quando mi è arrivato il copione di Stronger –  racconta, che è anche il produttore del film  – l’ho trovato bellissimo. Avevo molto da imparare da questa storia di resistenza e lotta, ma ero davvero preoccupato. Mi dicevo che non avevo la forza per interpretarlo, la determinazione, la sofferenza. Poi quando l’ho incontrato ho scoperto che è un essere umano simpatico e gentile, che mi ha spronato e ho detto a me stesso: ce la posso fare! E da quel momento siamo diventati grandi amici

Jake Gyllenhaal Jeff Bauman Jeff Bauman «Non mi piace il termine eroe – risponde – I veri eroi sono quelli che mi hanno aiutato e appoggiato. Sono andato alla maratona per amore di quella che ora è mia moglie. E, nonostante quello che è successo, non sarei voluto stare da nessuna altra parte

Jeff Bauman «Quello che mi piace più del film – continua – è il fatto che mostra cose di cui non ho mai parlato, cose cupe che Jake Gyllenhaal, mi ha letto negli occhi. Inizialmente, dopo l’attentato, volevo solo nascondermi, sparire in un buco e uscire dal mondo. Odiavo il fisioterapista, non andavo in terapia, frequentavo bar, bevevo molto, insomma non volevo guarire. Adesso non è più così. Ora finalmente sono un padre, non bevo e ho cura di me steso

Jake Gyllenhaal  «Penso che in questo mondo così complicato, pieno di guerre, più o meno conosciute – aggiunge – e di tanta ingiustizia, raccontare storie che parlano di resistenza, di resilienza, sia più che mai importante. A Jeff, in un secondo, tutta la vita che conosceva gli è stata portata via. Tutti in questi casi vogliono aiutare, invece la cosa più importante che ho imparato in questa storia, è ascoltare, comprendere.»


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