Rivoluzione d’ottobre cosa resta ?

Si celebra il centenario della Rivoluzione russa 50 anni fa gli studenti inneggiavano a Lenin e Stalin

Rivoluzione 24 ottobre 1917 Rivoluzione russa : i bolscevichi di Lenin occupano i punti nevralgici di San Pietroburgo; i bar e i teatri della capitale russa sono ancora aperti mentre gli insorti, senza quasi incontrare resistenza, occupano i punti nevralgici della città. E’ il culmine di anni densi di eventi e scontri, è la caduta dell’Impero Russo, è l’atto d’inizio di quella che, nel 1922, diventerà l’Unione Sovietica. E il mondo non sarà più come prima.

L’Unione Sovietica, immenso impero che andava dall’Europa centrale all’Oceano Pacifico vivrà fino al 1991, quando la Russia capitalista tornerà nella carta geografica e il mondo seppellirà definitivamente il dualismo della Guerra Fredda mentre la Storia si incamminerà verso nuovi, più complicati, equilibri geopolitici.

La religione comunista

Eppure in questi giorni che celebrano il centenario della Rivoluzione d’Ottobre, dove chi vuole non mancherà di trovare nuovi libri, documentari, film la domanda più insistente, quella dalla risposta più articolata è capire cosa è restato di quella Rivoluzione che in metà del mondo (metà Italia inclusa) aveva avuto la forza di una religione.

Come spiega perfettamente Emilio Gentile: « Lenin e il partito bolscevico conquistarono il dominio assoluto in uno dei più vasti Stati del mondo e lo resero il centro propulsore di un movimento comunista internazionale che ebbe seguaci in tutti i continenti, diventando il fenomeno più universale della storia umana, dopo il cristianesimo e l’islamismo. Movimento eminentemente politico, il comunismo generato dalla rivoluzione di ottobre assunse rapidamente il carattere di un movimento religioso secolare, che ebbe nella figura di Lenin, morto nel gennaio 1924, il suo fondatore».

Quelli che finsero di non vedere

E se è vero che con il terrore Stalin, tra i comunisti d’Occidente fu la fede di molti a traballare, mentre altri finsero di non vedere; la caduta dell’URSS non portò troppi rimpianti. Per dirla sempre con le parole di Gentile: «Di quell’immenso impero, nulla oggi rimane. Solo la mummia imbalsamata del suo fondatore».

I ventenni di 50 anni fa e quelli di oggi

Senza alcuna nostalgia, torno con la mente a 50 anni fa (altro anniversario tondo, il ’68 per l’anno prossimo), a quelle sfilate lungo le vie delle nostre città dove folle di studenti inneggiavano a Lenin e a Stalin, sicuri che la rivoluzione proletaria avrebbe portato una nuova era di giustizia. Oggi sono convinto che nessuno di quei ragazzi avrebbe mai voluto vivere nella Russia sovietica o nella Cina di Mao, eppure in quella speranza sbagliata, nel seguire quel faro truffaldino, c’erano buone intenzioni: c’era un desiderio di eguaglianza, di giustizia sociale, c’era l’utopia di un internazionalismo che ci avrebbe portato ad un mondo di pace e senza confini.

Illusioni ?

Tutte balle, certo. A ripensarci bene io però ho nostalgia per quei ragazzi, e un po’ compiango quelli di oggi, derubati dai grandi ideali, e convinti (con qualche ragione) che andranno a vivere in un mondo assai peggiore di quello dei loro genitori. Ma se è il tempo che ci rende tutti disillusi, ritrovarmi davanti a ventenni così privi di fantasia da non riuscire a immaginare un mondo nuovo, mi preoccupa seriamente.


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