Il Salvator Mundi all’asta

L’incredibile storia del dipinto perduto di Leonardo

Il Salvator Mundi La casa d’aste Christie’s, ha annunciato nei giorni scorsi la vendita all’asta, a New York, del Salvator Mundi , l’ultima opera di Leonardo da Vinci in mani private – forse -, trattandosi, nonostante l’ottimismo di molti, di un’opera dall’attribuzione ancora controversa. Non entrando nel merito poiché si può dire che le tesi favorevoli e quelle contrarie si equivalgono, il dipinto, che oggi appartiene all’oligarca russo Dmitry Rybolovlev, ha comunque una storia affascinante. E per la cronaca, nei mesi scorsi è stato esposto a Napoli, con grande successo.

Alla National Gallery

Anno 2011, il Salvator Mundi  viene esposto nella grande mostra alla National Gallery di Londra Leonardo da Vinci: Pittore presso la Corte di Milano”. L’esposizione fa scalpore e segna in qualche modo un punto a favore dei possibilisti. Le opere di Leonardo sono rarissime, ne restano meno di 20 dall’attribuzione certa, in questo contesto il Salvator Mundi acquista un rilievo straordinario: è la prima scoperta di un dipinto di Leonardo da Vinci dal 1909, quando la Madonna Benois, ora nell’Ermitage di San Pietroburgo, è venuta alla luce.

La più grande riscoperta del secolo?

E così, per il partito del “sì, il Salvator Mundi è di Leonardo” si tratta senza dubbio della più grande riscoperta artistica del ventunesimo secolo. La sua inclusione nella mostra alla N.G del 2011-12 – l’esposizione più completa di rari quadri sopravvissuti di Leonardo mai tenuta – è venuta dopo più di sei anni di ricerche per documentare l’autenticità della pittura. Processo iniziato poco dopo la scoperta del dipinto, nel 2005, in una piccola asta regionale negli Stati Uniti. Era talmente velato dalle sovrapposizioni che a lungo era stato scambiato per una copia. Quando fu esposto a Londra, in un confronto diretto coi dipinti sicuramente di mano leonardesca, furono chiamati molti esperti di fama internazionale a pronunciarsi, e il consenso fu ampio.

Il dipinto incrocia la grande storia

Da tempo si riteneva che Leonardo avesse dipinto un cristo come Salvatore del mondo (una sfera di vetro nella mano sinistra e la destra benedicente) ma si pensava che fosse stato distrutto. restavano schizzi preparatori nelle raccolte inglesi dei disegni di Leonardo, una lunga serie di copie dipinte da allievi e seguaci. Certo è certo che apparteneva al re Carlo I d’Inghilterra, dove è registrato nell’inventario della collezione reale compilata un anno dopo la sua condanna a morte.

Venduto dai seguaci di Cromwell, con la restaurazione della monarchia, il dipinto è restituito alla corona britannica, fino a scomparire. Dal 1763 al 1900 se ne perdono le tracce, ovvero fin quando il nobile inglese Sir Charles Robinson, l’acquista come opera del seguace di Leonardo, Bernardino Luini, per la Collezione Cook della Doughty house di Richmond. Il viso e i capelli di Cristo erano stati intanto completamente ridipinti.

Il Salvator Mundi finisce in un’asta regionale

Con la dispersione della Collezione Cook, l’opera è andata all’asta nel 1958, dove è stata venduta per 45 sterline, dopo di che scompare ancora una volta per quasi 50 anni, emergendo solo nel 2005. Nel 2007, un ampio restauro del Salvator Mundi è stato intrapreso da Dianne Dwyer Modestini, Senior Research Fellow e Conservatore del programma Kress presso il Conservation Center dell’Istituto di Belle Arti di New York University. Modestini ha documentato ampiamente lo stato di conservazione del dipinto e il suo processo di conservazione, concludendo che il dipinto è un lavoro autografo di Leonardo da Vinci.

«Entrambe le mani di Cristo, i riccioli squisitamente resi dei capelli, dell’orlo e gran parte della sua tenda sono in effetti notevolmente ben conservati e vicini al loro stato originale. Inoltre, il dipinto conserva una notevole presenza e un senso misterioso che è caratteristico dei migliori dipinti di Leonardo. Sopra l’occhio sinistro (proprio come lo vediamo), sono ancora visibili i segni che Leonardo ha fatto con la sua mano per ammorbidire la carne“, come ha osservato Martin Kemp. “Il volto è molto morbido dipinto, che è caratteristico di Leonardo dopo il 1500. E ciò che lega molto a queste opere di Leonardo più avanti è un senso di movimento psicologico, ma anche di mistero, di qualcosa di poco conosciuto. E ti attira, ma non ti fornisce le risposte », si legge nel comunicato diffuso da Christie’s.


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