Life is Strange Quello che i videogiochi non dicono

L’evoluzione della narrativa nei videogame

Life is Strange Nelle ore finali del passato mese di agosto ha fatto il suo debutto il primo episodio del videogioco del tutto peculiare che risponde al nome di Life Is Strange: Before the storm. Per chi non lo conoscesse, Life Is Strange è stato un fenomeno videoludico del 2015, uscito in forma di episodi periodici della durata di 2-3 ore ciascuno, che prevedeva una trama interattiva soggetta a diramazioni e che, con Before the storm, acquisisce ora un capitolo prequel. È decisamente una nutrita serie di novità, che tuttavia, come avremo oggi modo di riflettere, sono tutte sintomatiche di un macro-periodo del medium videogioco, in cui quest’ultimo si trova a fare sempre più affidamento, al di là di grafiche iper-realistiche e buoni riflessi, sulla trama e il proprio inimitabile modo di raccontarla.

Inutile girarci attorno: un videogioco ha il privilegio di raccontare storie come nessun altro medium di intrattenimento, poiché né librifilmserie TV possono far immedesimare chi ne usufruisce come una storia di cui il fruitore stesso determina l’esito. E, mentre fino a qualche tempo fa questo si riduceva a controllare il protagonista cercando di farlo sopravvivere e avvicinandolo al raggiungimento del proprio obiettivo, che fosse salvare una principessa in difficoltà o scongiurare un’invasione aliena, da qualche tempo a questa parte si è andati persino oltre.

Il videogioco ha fatto propri quegli elementi di interattività fondamentali ma poco sfruttati tipici del librogame o dei giochi di ruolo, per cui oltre a comandare il proprio personaggio il videogiocatore ha un impatto diretto anche sulla storia.

Il potere di riavvolgere il tempo

E maestro di questa tendenza è stato proprio Life Is Strange, videogame incentrato sulla vicenda di una adolescente, Max Caulfield, che ottiene per caso il potere di riavvolgere il tempo. Al di là dei comunque enormi problemi che Max, in quanto adolescente alla scoperta di sé e del proprio posto nel mondo, deve affrontare, avremo anche a che fare con una misteriosa serie di crimini e con fenomeni soprannaturali che sembrano derivare proprio dal nostro giocare con il continuum spazio-temporale.

E mentre potremo, ad esempio, condurre la stessa conversazione più e più volte, provando risposte diverse e tornando indietro a piacimento fino a che questa non si concluda nel modo che più ci aggrada, impareremo anche che le conseguenze di una decisione apparentemente irrilevante possono ingigantirsi e, imprevedibilmente e irreparabilmente, decidere il destino di una vita.

Un po’ come nel film Butterfly Effect (pellicola del 2004 con Aston Kutcher), la grande metafora di Life Is Strange ci fa da maestra ancor più severa visto che, come anticipato, viviamo le disavventure di Max sulla nostra pelle e scontiamo il peso delle nostre stesse scelte, e ci insegna che spesso i nostri rimpianti sono infondati, che cambiare qualcosa del nostro passato potrebbe in realtà condannarci, più che salvarci, perché “la vita è strana” e sfuggirà sempre e comunque al nostro controllo. Anche potendo riavvolgere il tempo.