Mafia Capitale il docufilm e la tempestività del servizio pubblico

Federica Sciarelli coordinerà gli interventi in studio

Mafia Sono trascorsi poco meno di due mesi dalla sentenza con la quale i giudici della X sezione penale di Roma hanno dichiarato che la lunga sfilata di ricatti, violenza, corruzione e reati comuni che hanno assediato la Capitale non potesse chiamarsi Mafia . S’è concluso, così, almeno per il momento, la lunga parentesi della “ Terra di Mezzo ”. Due tranche d’indagine con decine di arresti e centinaia d’indagati, un intreccio “ mostruoso ” dipanato dagli inquirenti: tra politica, affarismo, criminalità comune (e non proprio comune), risorse pubbliche predate. Per milioni di euro.

Sono trascorsi tre anni

A tre anni quasi dai primi arresti, a due mesi quasi dalla conclusione del processo di primo grado che pur comminando pene pesanti ai principali imputati (l’ex Nar Massimo Carminati e il re delle coop Salvatore Buzzi), ha smontato il teorema mafioso costruito dai pm: cosa resta nella memoria della gente comune?

In tanta complessità non resta che banalizzazione, inevitabilmente. Come la levata d’orgoglio (inutile) di qualcuno “a Roma la mafia non c’è, lo dicono i giudici ”. Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, all’indomani della sentenza ha continuato ad affermare il contrario, ma non entriamo nel merito, la prossima tappa è il deposito delle motivazioni, attese per il 20 ottobre, allora sapremo se ci sarà un appello e se la sentenza sia passibile di riforma.

La Rai si è mossa

Il punto a cui volevo approdare è però un altro, è il docu-filmI mille giorni di Mafia Capitale ”, che andrà in onda da giovedì 14 settembre su Rai Tre, in prima serata. Tratto dai documenti dell’inchiesta con le registrazioni originali delle intercettazioni, testimonianze e ricostruzioni; la trasmissione, che vedrà un corollario di interventi in studio coordinato da Federica Sciarelli, parte con presupposti lodevoli. E’ servizio pubblico rinfrescare la memoria, dipanare le complessità, fare divulgazione.

Anche se tutto questo è ancora cronaca. Ed è proprio la tempestività la novità assoluta, dove se i grandi misteri della storia recente d’Italia (stragi, mafia ecc) hanno sempre avuto film, inchieste, documentari a raccontarli, è vero che è accaduto solo dopo anni, se non decenni. Questa volta la Rai gioca d’anticipo, ed è sicuramente una scelta coraggiosa. I fatti, ben lungi dall’essere storicizzati, sono ancora passibili di sviluppi, e dietro l’angolo l’accusa di “giustizialismo” o di voler gettar fango sulla capitale d’Italia è sempre pronta. Troppi, d’altra parte, gli interessati. Per la cronaca: la regia de “I mille giorni di Mafia Capitale” è di Claudio Canepari e di Giuseppe Ghinami.


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