Gerda Taro La ragazza con la Leica e la storia di si fa romanzo

Una storia breve come la vita della fotografa ma eccezionale per come vissuta

Gerda Taro Senza Gerda Taro non ci sarebbe stato Robert Capa, ma se di lui la storia ha tramandato il mito, per lei, la giovane donna che per prima vide (e costruì) il genio, restano memorie di secondo piano. Ne “La ragazza con la Leica” (Guanda pagg. 300, 18 euro), in libreria dal 7 settembre, la scrittrice italo-tedesca, Helena Janeczek, prova a rimettere i tasselli al giusto posto. Perché la vicenda di Gerda Taro, morta a soli 27 anni durante la guerra civile di Spagna, è una storia eccezionale, di quelle che capitano a coloro cui la sorte ha assegnato di giocarsi in una sola brevissima stagione, tutte le carte disponibili in una vita intera.

L’ultimo viaggio

Il corteo funebre che il 1° agosto 1937 attraversò Parigi per accompagnarne il corpo nell’ultimo viaggio, straboccava di amici e di bandiere rosse. In tanti avevano amato Gerda Taro, la giovane transfuga ebrea, sfuggita dalla Germania nazista per rifugiarsi in Francia. Poi l’incontro con il fotografo ungherese André Friedmann; lui le insegna a usare la Leica, lei lo spinge ad affrontare il suo talento, costruendogli anche il personaggio. Nasce così Robert Capa: e il  fotogiornalista più riconosciuto del ‘900, si prepara a entrare nel mito.

La Guerra di Spagna

Poi la partenza per la Guerra di Spagna, le foto memorabili, spesso firmate assieme, la morte di lei, assurda e tragica, schiacciata da un tank. Gerda Taro è la prima fotogiornalista morta su un campo di battaglia. E a distanza di 80 anni, l’immagine di Gerda Taro resta sfumata e divisa tra quella della rivoluzionaria e della seduttrice.

Il ritratto di Helena Janeczek

Nessuna delle due immagini è vera sino in fondo. Gioia di vivere e sete di libertà, è questa la Gerda Taro ritratta da Helena Janeczek, in un romanzo costruito sulle fonti originali dove l’autrice, che scrive in italiano, assicura “mi sono inventata il meno possibile”. E’ il battito di Gerda Taro «a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile».

Helena Janeczek, nata a Monaco di Baviera, vive in Italia, a Gallarate, da tre decenni. E’ stata a lungo consulente editoriale: fu lei a segnalare a Mondadori il talento di Roberto Saviano. Nel suo precedente romanzo “Lezioni di tenebra” (1997), aveva raccontato la storia dei genitori – ebrei polacchi – scampati allo sterminio nazista.


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