Bronzi di Riace la scoperta l’odissea e il mistero

A 45 anni dal ritrovamento delle due sculture

BronziPoi dopo aver lustrato lo sguardo di chissà quanti uomini (e donne), capita di finire sott’acqua, e lì restare per i rimanenti duemilacinquecento anni, a otto metri sotto il pelo di un Mediterraneo che intanto vive, e vede gli uomini dediti alle attività di sempre: ammazzarsi e commerciare. Anno dopo anno, secolo dopo secolo, millennio dopo millennio. E vede altri guerrieri fronteggiarsi, altre navi affondare: a centinaia, a migliaia. E i bronzi sempre laggiù, nello Ionio, avviluppati nella loro coperta di sedimenti che li protegge dal mondo e impedisce al mare di compiere la distruzione, stesi sulle loro membra possenti, a neppure trecento metri dalle coste di Riace.

Riace? Dov’è?

Si chiese il mondo in quell’agosto del 1972 quando il giovane sub Stefano Mariottini, intravide tra le praterie di posidonia quel braccio spuntare dal fondo. Era l’arto sinistro del bronzo A, quello un po’ più alto, quello un po’ più giovane…

 Il resto è storia, la storia dei Bronzi di Riace: il delicato recupero, i primi difficili e lunghi restauri poi, nel 1980 l’esposizione a Firenze, e a Roma per il pellegrinaggio della folla; l’Italia che rimane stregata da tanta bellezza, e il mondo che ci guarda con invidia e la solita vena d’insopportabile quanto ben riposto scetticismo. Gli studiosi ci raccontano chi potevano essere A e B (Tideo e Anfiarao?), ma quali le sapienti mani che ne plasmarono le forme ultra-terrene? Le ipotesi si accavallano, nessuno è d’accordo con l’altro mentre la carne dei due guerrieri comincia a mostrare nuovi segni di corrosione. E allora arrivano altri interventi di restauro mentre il museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria riserva loro una sala a clima controllato con l’umidità al 40-50% e la temperatura compresa tra i 21 e i 23 °C.

Sembra una buona sistemazione

Ma non c’è pace per gli eroi, e mentre il vecchio museo progettato da Marcello Piacentini si rifà il look, un nuovo restauro high tech è destinato a restituire l’eternità ai bronzi. E’ il 2009, il restauro si completa nel 2011, in tempo per le celebrazioni dei 150 anni dell’Italia, anche il museo doveva essere pronto per quella data, ma non accade. E allora niente di meglio che prendere i due giganti e adagiarli su lettini ortopedici all’interno di una delle sale-laboratorio della sede del Consiglio regionale della Calabria.

E lì stanno, fino al dicembre del 2013, quando il Museo riapre (su forte spinta del ministro Massimo Bray) e dopo un delicatissimo trasbordo in notturna, i due guerrieri (o forse sono dei?)  tornano in piedi, sulla loro base antisismica, pronti a svolgere quel compito per il quale furono creati: farsi ammirare in tutta la loro imponente bellezza. Bellezza umana e ultraterrena, dunque sovrumana, muscolare ed eroica, palpitante e distaccata come quella degli dei.

Protetti

 A protezione dei Bronzi di Riace, nuove tecnologie al servizio della storia. In percorso di depurazione, attraverso il quale transitano i visitatori (non più di 20 per volta) a mantenere sempre costante il clima in cui sono conservati i Bronzi . Per loro anche una protezione antisismica nella base avveniristica, progettata dall’Enea, formata da due lastre di marmo poggianti su sfere. Così i Bronzi accolgono i visitatori, una media di 3mila al giorno in questo mese di agosto, stando a quanto riferito dal sottosegretario ai Beni culturali Dorina Bianchi, in visita a Reggio in occasione dei 45 anni dal ritrovamento delle due sculture. Già, sono passati solo 45 anni da quando il Mediterraneo ha restituito i guerrieri alla terra ferma, un nulla rispetto alla loro millenaria eternità, ma abbastanza per costruire un’odissea


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