50 anni fa l’addio a Magritte il “tranquillo sabotatore”

Ceci n’est pas une pipe è il suo manifesto surrealista

Magritte15 agosto 1967, muore nel suo letto a Bruxelles, René Magritte , da poco gli avevano scoperto un cancro al pancreas. Sono passati 50 anni da quel giorno, e quasi 90 da quella “Trahison des images” (in italiano: Il tradimento delle immagini, meglio nota con Ceci n’est pas une pipe Questa non è una pipa) che nel dichiarare apertamente, semplicemente, genialmente la distanza tra l’immagine e la sua rappresentazione, diventa il suo manifesto. Il manifesto di un surrealismo alla maniera sua, il manifesto di un’arte che ancora sorprende. Che ancora meraviglia gli occhi e la mente che si vorrebbero disincantati, degli uomini del XXI secolo.

Lo chiamarono le “saboteur tranqulle” per la sua vita borghese accompagnata ad un’arte che scava nei recessi più nascosti della psiche, e non era neppure un pittore tecnicamente impeccabile, ma incommensurabile è l’influenza che Renè Magritte (1898-1967) ha avuto e continua ad avere nella  creatività contemporanea: dall’arte concettuale e alla pop art degli anni ’60 fino al pensiero analitico dell’arte di oggi. Se possibile ancora maggiore e non scalfito dal tempo è il fascino delle opere di questo maestro belga sortisce sul grande pubblico. Un uomo riservato, che non amò l’esposizione personale ma la cui arte, tra spiazzamenti e umorismo anarcoide trascende l’immagine del borghese tranquillo della quale s’era rivestito.

Colpa della bombetta e del cappottone nero ?

Il fascino intellettuale, la seduzione dell’enigma e del mistero suscitati dalle immagini di Magritte restano dunque insuperati. Merito di un approccio dialettico che ci spiazza, che nega il pensiero di serie, le abitudini televisive di noi osservatori contemporanei. Magritte attira l’attenzione creando una netta opposizione al conformismo della nostra visuale. Il contrasto, la ripetizione, l’isolamento della figura ci catapultano in realtàaltre” e ce le fa ritenere possibili esponendo al contempo le nostre percezioni ad una sorta di “dis-abitudine” laddove oggetti apparentemente banali (la mela, la bombetta, l’uovo) e la metamorfosi degli esseri umani conducono all’astrazione della realtà visibile a favore di una ricerca nell’essenza sconosciuta.

Secondo il critico Jonathan Jones

MagritteLa vita delle cose, al di là della nostra percezione, è forse la sola certezza che ci tramanda Magritte , «ma non c’è un modo semplice per “decodificare” un dipinto di Magritte. La sua arte placida e calma pone domande terrificanti sulle cose solide che diamo per scontate», sintetizza efficacemente il critico britannico Jonathan Jones.

A proposito di meraviglia e stupore, una bella storia che riguarda Magritte , i Beatles, Steve Jobs e la famosa “mela”, ci riporta l’artista alla nostra quotidianità. Storia vuole che Paul McCartney negli anni ’60 acquistasse un dipinto di Magritte che riprendeva una mela (un oggetto ricorrente nell’arte di Magritte) con la scritta “Au revoir”. Questa immagine enigmatica è stata poi d’ispirazione ai Beatles al momento di creare la loro etichetta, la Apple Corps e, indirettamente, ha dato il nome ai computer Apple visto che Steve Jobs, ha dichiaratamente copiato i Beatles.


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