Bolt un addio in infermeria

Il velocista Giamaicano si infortuna nella staffetta 4×100

BoltNon poteva concludersi nel peggiore dei modi l’addio al mondo delle gare di atletica del grande Usain Bolt . Ai Campionati del Mondo di Londra nel corso della finale della staffetta 4X100 dopo aver ricevuto il terzo passaggio di testimone, corrispondente al quarto frazionista, Usain Bolt si è accasciato al suolo. Ha saltellato su una sola gamba per qualche metro, ma non ce l’ha fatta. Aveva appena percorso incolume la curva per dedicarsi alla volata finale che certamente avrebbe consegnato una medaglia alla sua Giamaica. Ma così non è stato.

Lo stupore del pubblico presente allo stadio, nonostante la vittoria della compagine inglese, ha avuto occhi solamente per lui. Un gigante che stava, come in uno slow motion vista la struttura fisica, accasciandosi sul tartan. Usain Bolt era li steso a guardare gli altri colleghi allontanarsi verso un traguardo per lui irraggiungibile per la dolorosa fitta che gli ha colpito la gamba sinistra e che gli impediva di rialzarsi.

Come in un fermo immagine 

Sono stati immediatamente i suoi stessi compagni a soccorrerlo. Per la cronaca la vittoria con l’oro è andata alla Gran Bretagna, l’argento per gli Stati Uniti ed il bronzo per un sorprendente Giappone. Ma gli ultimi metri di gara hanno avuto un solo protagonista. Come lo è stato per tutto il Campionato di Atletica di Londra. Di lui ci si aspettava che emulasse ancora una volta il cognome che porta, nome nomen ! Invece no era li steso, a terra, in preda al dolore, di tutti.

Nelle parole del medico della spedizione giamaicana, Kevin Jones, tutto il dramma di chi avrebbe voluto chiudere una grandissima  carriera in modo completamente differente. «Non è stato un infortunio grave, a fermarlo sono stati i crampi che gli sono venuti alla gamba sinistra. Il dolore maggiore Usain Bolt lo ha sentito maggiormente per la delusione di aver finito la carriera in questo modo. Le ultime tre settimane per lui sono state molto dure, e noi lo sapevamo. Ora gli auguriamo il meglio». E ad un campione così generoso glielo auguriamo anche tutti noi.


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