56 anni fa il Muro di Berlino nell’installazione di Stefan Roloff

Contro i muri di ieri e di oggi

MuroCome un fungo mortale emerse dal nulla in una notte. Era l’estate del 1961, la notte era quella tra il 12 ed il 13 agosto. Col Muro di Berlino la storia non ha cambiato rotta, ha mutato immaginario. Quel serpente di cemento  che ha isolato la Germania Est dal mondo occidentale fino al 1989, non solo è diventato il simbolo della Guerra Fredda, ma l’emblema di tutte le inutili e più crudeli divisioni che il palazzo, incapace di considerare l’umanità, eleva per proteggere se stesso. “E’ importante parlare dal muro per liberarsi della paura di questo luogo e dei suoi aguzzini”, ha detto Mario Roellig alla Reuters. Chi è Mario Roellig ? Un ex prigioniero della Stasi, una delle migliaia di vittime di quel “Ministero per la Sicurezza di Stato“, il cui compito era prevenire, in ogni modo, ogni possibile segno di disobbedienza nella Germania d’oltre cortina.

Mario Roellig e la sua omosessualità

E così Mario Roellig , nel mirino della Stasi per la sua omosessualità, fu preso, interrogato e imprigionato per aver cercato di raggiungere in Occidente il suo amante. Ancora ricorda l’ufficiale che gli disse “ti troveremo ovunque tu vada”. Molti anni dopo, in una Berlino riunificata, Mario Roellig era al lavoro quando riconobbe uno dei suoi torturatori tra i clienti. Gli chiese spiegazioni, ma l’ex soldato gli rispose in malo modo e urlando gli disse che la sua condanna era giustificata.

Quanti sono stati i Mario Roellig imprigionati per aver tentato di passare il Muro di Berlino ? Migliaia, di certo vi furono dei morti: tra 192 e 239, dicono le fonti ufficiali, furono i cittadini della Germania Est uccisi dalle guardie mentre tentavano di raggiungere l’ovest.

L’artista Stefan Roloff e la sua installazione

A loro, ma anche a tutti coloro che nel mondo soffrono lo stesso destino, è dedicata l’installazione “Beyond the wall (oltre il Muro) che da oggi, fino al 9 novembre (il 9 novembre del 1989 il Muro cadde) è allestita lungo il fiume Spree, alla “East Side Gallery”, a Berlino. A firmarla è l’artista tedesco-americano Stefan Roloff, combinando i filmati dell’ex zona di confine della Germania orientale con ritratti, foto e disegni della vita di coloro che sono stati perseguitati. Il tutto lungo i 229 metri della parte superstite più lunga del Muro “della morte”, un tempo irta di fili spinati e soldati, oggi meta di migliaia di turisti.

A volere la mostra, cinquantasei anni dopo la creazione del Muro , è stato il senatore Klaus Lederer, responsabile per la cultura.

Le immagini

Le immagini scattate dall’artista Stefan Rolof sono prese da video risalenti al 1984; vi si scorgono i soldati che vegliano, in cima alle torrette di pattugliamento, le attività degli uomini al di là del confine. Poi ci sono le sagome nere di quei testimoni che Rollof, a distanza di anni dal crollo del Muro , ha cominciato a ritrarre; come la sagoma di un uomo accusato di avere deviazioni sessuali; e la donna arrestata per aver ricevuto una cartolina dall’Ovest e un altro il cui appartamento era costantemente sorvegliato dalla Stasi.

Esorcizzare i fantasmi del passato, e del presente. L’artista Stefan Rollof ha dichiarato “che questa esposizione nasce per avvertire le coscienze in un periodo politico turbolento e incerto, dove il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vuole costruire un muro tra Stati Uniti e Messico.” Ma i muri non cadranno mai, Rollof ne è convinto: “Continueranno ad esistere finché l’umanità percorrerà questo pianeta“.


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