Così agosto è scomparso dal calendario

Quello che era il mese delle attese oggi è solo un momento come gli altri

agostoC’era una volta il mese di agosto, c’erano una volta le ferie d’agosto. “Non si lavora Agosto, nelle stanche tue lunghe oziose ore mai come adesso è bello inebriarsi di vino e di calore…”, cantava Francesco Guccini. Era il 1972, era prima che un‘economia sempre più globalizzata, ci spingesse ad avvicinarci ai paesi stranieri, quelli che credevamo più avanzati di noi, e dove le ferie erano già allora ridotte o inesistenti.

C’era una volta l’agosto del primo del mese; quando a grandi fabbriche chiuse, una marea umana in utilitarie straboccanti, si riversava sull’Autostrada del Sole. Direzione sud, lì c’erano il paesello, lì i parenti, lì un mare azzurro da ritrovare dopo undici mesi di catena di montaggio e undici ore d’auto. A fine mese, come la risacca, si tornava indietro, con la Seicento ancora più straboccante e forse qualche malinconia.

L’agosto borghese era un’altra cosa. Era l’agosto della villeggiatura, che per donne e bambini era cominciata a giugno e sarebbe finita solo a metà settembre; o qualche giorno prima, se in famiglia c’era lo svogliato di turno con qualche materia da recuperare. Era l’agosto della casa al mare, magari presa in affitto, anno dopo anno sempre la stessa, per ritrovare gli stessi volti e gli stessi amici, a reimpiantare ritmi e abitudini a qualche centinaio di chilometri dalla città.

Perché ad agosto in città proprio no. L’agosto di asfalti torridi e negozi chiusi, di anziani ai giardinetti e strade vuote. Un agosto di noia e di pomeriggi interminabili all’ombra degli oleandri polverosi, l’agosto senza tv, l’agosto di Azzurro quando non trovavi “neanche un prete per chiacchierar”, tantomeno il pane fresco. Era l’agosto delle lontananze, e l’agosto dei poveracci, delle domeniche al mare in stile “Famiglia Passaguai” (1951) con frittata e anguria d’ordinanza.

L’agosto in città

Solo nel 1993, Nanni Moretti in “Caro Diario”, ci farà scoprire la bellezza della città in questo momento dell’anno, degli spazi “metafisici” che negli altri mesi rimangono nascosti alla vista. Ma era ormai quasi un quarto di secolo fa. Oggi le città non si svuotano più, i negozi di quartiere, quando non chiusi per cessata attività, abbassano la serranda solo a ridosso del ferragosto per riaprire il 16, gli anziani dei giardinetti si sono spostati al centro commerciale, dove c’è l’aria condizionata, e il traffico è quello di sempre. Superata la moda delle “vacanze intelligenti”, si va via semplicemente quando si può, quando trovi l’offerta giusta on line, quando i pezzi di questa complicata esistenza trovano gli incastri giusti. E comunque, dicono le statistiche, le vacanze non durano quasi mai più di due settimane.

Faremo in tempo per tornare per la prima di campionato, anticipata quest’anno al 20 agosto, come a ricordarci che non c’è più tempo per  le attese. Oggi, ormai, è sempre settembre.


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