Jeanne Moreau in una lettera di Michelangelo Antonioni

Si è spenta a 89 anni l’attrice francese, un ricordo sentito

jeanne moreauCi ha lasciato da poche ore Jeanne Moreau, attrice simbolo della Nouvelle Vague e del cinema francese. Classe 1928, è spirata nel letto di casa sua, nell’8avo arrondissement a Parigi. 65 anni di carriera strepitosa in cui ci ha regalato alcune delle performance più forti, passionali e vibranti mai viste sul grande schermo. E’ stata la musa di Truffaut, di Antonioni, di Louis Malle, che l’ha portata al mondo del cinema dopo averla scoperta a teatro. Io personalmente la conobbi la prima volta in uno di quei film che rimangono dentro nel cuore, che scavano una piccola fossetta per rimanerci per sempre, in Jules et Jim di Truffaut era Catherine, una donna innamorata di entrambi i suoi amici e della vita ma proprio per questa sua passione, destinata a un tragico epilogo. Lei era ed è e rimarra per sempre uno dei motivi fondamentali per cui mi sono innamorato dell’immenso cinema francese.

Eppure vorrei ricordarla oggi con una lettera, non scritta da me ma da un grande come Michelangelo Antonioni (insieme a Tonino Guerra e Ennio Flaiano), nel film La Notte del 1961. Racconta la storia di una coppia, interpretata da Jeanne Moreau e da Marcello Mastroianni, alle prese con un disamoramento ma anche con un sentimento non ancora svanito del tutto. Nel dialogo finale, Lidia (Moreau) confessa al marito di non amarlo più e di come questa condizione la faccia sentire morta. Infine il film si conclude con la lettura da parte di Lidia di una lettera che Giovanni le scrisse nel momento più felice e profondo della loro relazione.

E’ una lettera che descrive alla perfezione quello che noi fans e amanti del cinema abbiamo provato per lei, Jeanne Moreau ,sia come attrice che come personaggio sullo schermo. Una coincidenza che oggi sembra perfetta, per ricordarla e per esprimerle tutto l’amore che non siamo riusciti a darle dal vivo, nè a lei, nè ai suoi personaggi. Ciao Jeanne.

La lettera

“Stamane tu dormivi ancora quando mi sono svegliato. A poco a poco uscendo dal sonno, ho sentito il tuo respiro leggero e attraverso i capelli che ti nascondevano il viso ho visto i tuoi occhi chiusi. Ho sentito la commozione che mi saliva dalla gola e avevo voglia di gridare e svegliarti perché la tua stanchezza era troppo profonda e mortale. Nella penombra la pelle della tue braccia e della tua gola era viva e io la sentivo tiepida e asciutta: volevo passarvi sopra le labbra ma il pensiero di poter turbare il tuo sonno e di averti ancora sveglia fra le mia braccia mi tratteneva. Preferivo averti così come una cosa che nessuno poteva togliermi perché ero il solo a possederla, una tua immagine per sempre. Oltre il tuo volto vedevo qualcosa di più puro, di più profondo in cui mi specchiavo: vedevo te in una dimensione che comprendeva tutto il mio tempo da vivere, tutti gli anni futuri e tutti quelli che ho vissuto prima di conoscerti, ma già preparato a incontrarti. Questo era il piccolo miracolo di un risveglio: sentire per la prima volta che mi appartenevi non solo in quel momento e che la notte si prolungava per sempre accanto a te, nel caldo del tuo sangue, dei tuoi pensieri, della tua volontà che si confondeva con la mai. Per un attimo ho capito quanto ti amavo, Lidia; è stata una sensazione così intensa che ne ho avuto gli occhi pieni di lacrime: era perché pensavo che questo non dovrebbe mai finire, che tutta la nostra vita doveva essere come il risveglio di stamane. Sentirti non mia, ma addirittura parte di me, una cosa che respira e che niente potrà distruggere se non la torbida indifferenza di un’abitudine, che vedo come l’unica minaccia. E poi ti sei svegliata e sorridendo ancora nel sonno mi hai baciato e ho sentito che non dovevo temere niente, che noi saremo sempre come in quel momento: uniti da qualcosa che è più forte del tempo e dell’abitudine.”


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