Apple ecco la sede da 5 miliardi di dollari firmata Norman Foster

I giganti della tecnologia ricorrono a grandi nomi dell’architettura per la realizzazione di sedi stratosferiche

AppleI giganti tecnologici, ovvero i signori indiscussi degli spazi virtuali, Apple , Facebook, Google ecc. scelgono di costruire sedi – dunque spazi fisici – dalle dimensioni straordinarie e dai costi stratosferici, cittadelle per le loro migliaia di dipendenti, in cui “il personale offre la vita, il corpo e l’anima, giorno e notte, in cambio di palestre, piscine olimpiche, mura da arrampicata, campi da basket, piste da corsa e sentieri escursionistici, sale massaggi e giardini, luoghi di performance, arte e grafica. Lo stanno facendo da tempo, ma ciò che sta cambiando è la scala e la stravaganza di questi luoghi. Perché i giganti tecnologici sono ora nella stessa posizione delle grandi potenze del passato – i banchieri del Rinascimento italiano, i grattacieli del XX secolo, l’imperatore Augusto, le compagnie ferroviarie vittoriane – per cui, se vogliono o no, le loro dimensioni e ricchezza trovano espressione in un’architettura spettacolare”.

La sede di Apple si vedrà dallo spazio

E’ il condivisibile punto di vista che il critico dell’architettura Rowan Moore, esprime in un articolo sull’Observer dedicato proprio a sondare il senso di magnificenza che questi nuovi potenti, attraverso architetti di fama internazionale, intendono affermare. E così, mentre Facebook amplierà la sede a Menlo Park progettata da Frank Gehry (e conclusa nel 2015) con un piano firmato Rem Koolhaas; Google, per il quartier generale a Mountain View, darà vita a un insieme di cupole trasparenti, circondate da parchi, piste ciclabili e spazi da affittare a negozi e ristoranti del posto disegnati da Bjarke Ingels dello studio danese BIG e da Thomas Heatherwick.

L’astronave di Cupertino e la sindrome dell’immortalità

Ciò che impressiona ancor di più però, e dove ci soffermeremo, è la sede di Apple , a Cupertino, disegnata da Foster & Partners (col supporto del genio del design di casa Apple Jonathan Ive) i cui lavori sono praticamente terminati, i primi lavoratori sono stati trasferiti nelle settimane scorse e, verosimilmente tutto sarà sistemato per il lancio del prossimo iPhone, intorno alla metà di settembre.

Ma prima di raccontare brevemente, questa “astronave” di Apple dallo stratosferico costo di 5 miliardi di dollari, sono d’obbligo due considerazioni: se è vero che l’architettura è storicamente espressione del potere, si può dire che questi giganti tecnologici proprio attraverso scelte così “grandiose”, manifestano d’aver acquisito una consapevolezza altrettanto straordinaria del loro ruolo. Ruolo che, innegabilmente, permea tutti gli aspetti della società in questo scorcio di millennio. Ma queste sedi – maestose come Piramidi, tanto che proprio come le piramidi quella di Apple si vedrà anche dallo spazio; ci raccontano di una sindrome d’immortalità che era comprensibile nei faraoni, ma che per aziende che hanno fatto della rapidità della trasformazione tecnologica il presupposto della loro stessa esistenza, non deve essere scontata.

“E dire che era tutto cominciato in un garage”

Il progetto firmato Norman Foster & Partners di Apple Park a Cupertino, è un anello in vetro e metallo del diametro di un chilometro su un’area di oltre 260.000 metri quadrati. Consegnati i disegni nel 2011, il sito è quasi concluso e, stando alla rivista Wired la sua realizzazione è stata l’ultima preoccupazione di Steve Jobs che pare che prima di morire dedicasse svariate ore al giorno a questo progetto. Quando, già ammalato, nel giugno del 2011 si presentò al consiglio comunale di Cupertino per illustrare il progetto disse:”Abbiamo lavorato con alcuni grandi architetti, alcuni dei migliori del mondo, e abbiamo trovato un progetto che mette 12.000 persone in un unico edificio“. Pare fosse lo stesso Jobs a volere qualcosa  di simile ad una nave spaziale atterrata su un prato con uno splendido cortile interno e circondato da un bosco di 6mila alberi selezionatissimi. Nell’edificio non c’è solo un vetro dritto, tutto è curvo. Il comune, per la cronaca non gli disse no.

Gigantismo

Recentemente Steven Levy, giornalista di Wired, ha sbirciato all’interno dell’edificio. Ha riportato un incrocio tra una città mitica e la sede di Spectre dove riverberano il bianco, il verde e l’argento: un tunnel lungo 755 metri di lunghezza, un centro fitness di 100.000 piedi quadrati e un caffè che può servire 4mila persone in una volta, con il teatro Steve Jobs di 1.000 posti, sormontato da un cilindro di vetro di 50 metri di diametro e 6 di altezza, per i famosi eventi di lancio dei prodotti Apple .

E con un paesaggio progettato per evocare un parco nazionale, dove la stessa, maniacale cura dei dettagli che Jobs metteva nei suoi prodotti, è stata travasata dell’edifico, dalle maniglie delle porte, alle scale, che utilizzano sistemi di controllo antincendio presi in prestito da yacht, ai vetri trattati per ottenere esattamente il livello desiderato di trasparenza. Pare che sia stata progettata appositamente anche una scatola di cartone tutta nuova per trasportare le pizze che si venderanno nel cafèaziendale”; e poi sono stati specificati i periodi dell’anno in cui tagliare gli alberi da cui ricavare i rivestimenti di legno, sempre per quello che spiega Levy, la sala yoga è rivestita di una pietra proveniente dal Kansas simile alla pietra dell’albergo preferito di Jobs nel parco di Yosemite.

E, impressionante, al caffè ci sono porte scorrevoli alte 4 piani e dal peso di quasi 200 tonnellate che si aprono e si chiudono con l’aiuto di meccanismi sotterranei quasi silenziosi. Apple Park utilizza pezzi di vetro che sono i più grandi e più pesanti mai installati su un edificio, con la complicazione di essere curvati.

È certamente una meraviglia della nostra epoca, ma a che fine è una domanda aperta”, dice Moore. Jonathan Ive ha assicurato a Wired che questo luogo facilita “la connessione e la collaborazione tra i dipendenti”. Per Norman Foster, è “una vera visione utopica”, mentre per il CEO di Apple , Tim Cook, durerà 100 anni, pensiero che applicato ad un’azienda tecnologica è un’ambizione enorme. E seppure non manchino i detrattori della gigantesche impresa (che qualcuno, come il critico del L.A Times trova addirittura vecchia), la realtà è che alcune delle più geniali idee tecnologiche dei nostri tempi, sono nate in garage, in piccoli laboratori universitari, in capannoni di legno perché lo spirito giusto, o quella misteriosa alchimia che dà il via a certe rivoluzioni, non è questione di luogo.


Le foto presenti su Stravizzi.com sono state in larga parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla nostra redazione italiana - indirizzo e-mail redazione@stravizzi.it, che provvederà prontamente alla loro rimozione .