Paolo Borsellino riflessioni del giorno dopo

A 25 anni dalla strage e dall’uccisione del magistrato cosa ci resta

Paolo Borsellino

Paolo Borsellino è rimorto per la venticinquesima volta. Oggi è il giorno dopo di quello del ricordo, della memoria, dell’indignazione. Adesso trascorreranno altri 364 giorni prima che la stampa – noi compresi – la televisione, i politici, l’Italia tutta intera si ricordi del grande magistrato che rappresentava quella legalità da posizionare al di sopra di tutto in uno Stato come l’Italia. Beh quel magistrato non c’è più, e anche da un bel po. Non c’è più da un quarto di secolo. Nel frattempo in sua assenza, forzata purtroppo, l’Italia ha ripreso a viaggiare facendo finta che in via D’Amelio non sia successo nulla.

Le ricorrenze per il ricordo di Paolo Borsellino sono tutte terminate, si sono spente tutte le luci. Oggi ci rimangono i vuoti a perdere e la plastica abbandonata a se stessa come si fosse trattato di un concerto. Rifiuti. Rifiuti come quelli raccolti all’indomani dell’esplosione di via D’Amelio. Bisognava fare in fretta perché “ The show must go on “. Si, uno spettacolo, la cui sceneggiatura era già stata scritta ancor prima dell’esplosione e che fino ad oggi non ha avuto il bisogno di essere riscritta. Buona la prima !

Nessun colpevole dopo venticinque anni. Nessun responsabile. E’ stata la Mafia, quella con la M maiuscola. Quella che sa nascondersi bene, quella che non ha bisogno dei pizzini per eliminare un personaggio come Paolo Borsellino. Nella ricorrenza di ieri il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella si è espresso affermando che “ Troppi sono stati gli errori commessi nelle indagini sulla morte di Paolo Borsellino “ a conferma che uno Stato per definirsi tale deve fare lo Stato contro lo Stato Mafia. Ma si è omesso dal dire se gli errori commessi siano stati intenzionali o meno. In entrambi i casi qualcuno avrebbe dovuto pagare per tale comportamento.

Tra venticinque anni probabilmente qualcuno ci degnerà di tale informazione. Ci darà informazioni che tutti già sanno, soprattutto Fiammetta Borsellino. L’ultimogenita del magistrato Paolo Borsellino ha più volte denunciato le falsità, gli occultamenti, le false piste percorse dalle indagini. Tutte circostanze queste che alla fine hanno disegnato una fitta trama organizzativa ed esecutiva che ancora oggi, dopo venticinque anni, resiste a qualunque tipologia di svelamento.

E’ inutile che lo Stato combatta la Mafia con entusiasmo nelle scuole elogiando il lavoro effettuato da Paolo Borsellino e Giovanni Falcone quando lo stesso Stato non risulta in grado di rispondere ad una semplice domanda che un qualunque studente possa fare di prammatica : “ Chi ha ucciso Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ?

Lo Stato deve sempre saper dare delle risposte ai propri alunni, ai propri cittadini, ai futuri contribuenti, dirigenti, magistrati, insegnanti e futuri genitori. Dire Mafia oramai non ha più senso. Mafia è divenuto un enorme calderone dove ci si infila dentro di tutto per non colpire nessuno.

Nel secolo scorso qualcuno cantava, dopo averlo scritto con convinzione, “ Legalizzare la Mafia sarà la regola del duemila “. Un ossimoro questo divenuto già una realtà.


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