Modigliani e la sua lunga storia dei falsi

Un genio capace di far proliferare una innumerevole quantità di falsi dopo la sua morte

Modigliani Con l’avvicinarsi del centenario della morte di Amedeo Modigliani , nel 2020, cresce la febbre per questo artista capace di scatenare passioni e intrecci degni di un film, dove il “giallo” dei falsi presunti, esposti a Palazzo Ducale di Genova, sembra solo l’ultimo episodio di una “fiction” la cui trama è stata scritta un po’ dal destino avverso, un po’ dall’aura di maledetto che si portava dietro Modì, e molto dalla sua semplice genialità d’artista. Come diceva il suo biografo Meryle Secrest, “ Modigliani rimane una figura inafferrabile nel mito ”.

Il proliferare dei falsi

Modigliani , i cui lavori toccano sempre svariati milioni di euro, è uno degli artisti più contraffatti; i falsi Modì che circolano e che sono spacciati per autentici, potrebbero essere centinaia; più di un migliaio secondo Marc Restellini. Tutti lo sanno, pochi vogliono o sono in grado di identificarli con certezza. Eppure, come ogni pessimo copione prevede,  Modigliani era povero e solo dopo la sua morte il valore delle sue opere ha cominciato a lievitare. E con esso il problema della contraffazione, perché Modigliani ha dipinto molto e molto ha disseminato in giro (talvolta dando via le sue opere per pochi franchi) da qui i numerosi problemi per l’autenticazione. E nonostante un’abbondanza di esperti, nessun inventario delle sue opere è considerato affidabile e completo. Eppure per dirla col collezionista Carlo Pepi, colui che assieme a Marc Restellini ha sollevato la questione dei dipinti dubbi esposti a Genova: “Modigliani ha prodotto più da morto che da vivo“. Di uno dei falsari di Modigliani si conosce anche il nome, il celeberrimo ungherese Elmyr de Hory. Si sa che ne dipinse molti, lasciando in eredità al suo assistente più di 300 falsi Modigliani.

La Bibbia del Ceroni

Nel 1958, il critico e perito d’arte Ambrogio Ceroni pubblica un catalogo ragionato sul lavoro di Amedeo Modigliani , catalogo che aggiornerà poco prima di morire, nel 1972. Nell’inventario identifica 337 opere e fino ad oggi, questa è considerata la bibbia del Modigliani. Tuttavia, secondo diversi specialisti è un elenco fortemente lacunoso. Ad esempio l’esperto americano Kenneth Wayne, vi aggiungerebbe 50 opere di Ceroni mai identificate. C’è poi il francese Marc Restellini, che lavora al catalogo ragionato sin dal 1997. Restellini è partito con un lavoro sui disegni, poi interrotto perché l’autore avrebbe ricevuto minacce di morte da parte di proprietari scontenti delle sue conclusioni; quindi ha proseguito col catalogo sui dipinti. Opera da tempo annunciata e che dovrebbe ampliare il Ceroni di circa 100 opere.

C’è, infine, la vicenda legata a Christian Parisot. L’esperto ha approfondito l’opera di Modigliani dopo l’incontro con la figlia dell’artista, Jeanne, nel 1973. Il francese ha sempre sostenuto che lei gli avesse dato il diritto morale sul lavoro dell’artista, cosa che, secondo il diritto francese, lo avrebbe autorizzato a identificare e autenticare i pezzi. Parisot sostiene di possedere più di seimila tra documenti e fotografie fornitigli da Jeanne e che sarebbero conservati nel Museo di Montparnasse, ma questi documenti non sono mai apparsi. Nel 2010, Parisot è stato condannato per frode e poi portato agli arresti domiciliari dopo che la polizia gli ha sequestrato al termine di una complessa vicenda  59 opere false di Modigliani.

Un uomo d’immenso talento, Modigliani, “un giovane dio”  lo descriveva un amico; eppure in lotta perenne con la vita. Lottò con la povertà, con la tossicodipendenza, con l’alcol e il rifiuto della società nella Parigi a cavallo del ‘900 prima di morire a 35 anni di meningite tubercolare. Piaceva alle donne e visse tempestose vicende d’amore con numerose donne, tra cui la poetessa russa Anna Akhmatova. Ci piace però pensare che il suo, grande, unico vero e folle amore fosse la 21enne Jeanne Hébuterne, che, annullata dalla morte di Modì, due giorni dopo si spinse fuori da una finestra.


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