Jane Austen a 200 anni dalla morte, un’eredità che continua

Le sue donne di carattere hanno lasciato tutte un segno

Jane Austen Janeites ” è il nome di battaglia degli amanti di Jane Austen, che sono una moltitudine nei paesi anglosassoni, meno, ma in numero comunque significativo in Italia, dove l’opera della scrittrice inglese cominciò ad essere tradotta solo nel primissimo dopoguerra. Un popolo transnazionale pronto per celebrare domani, martedì 18 luglio, il 200mo anniversario della morte della scrittrice che ci ha raccontato come nessuna della forza dei sentimenti (e del denaro).

Le sue donne di carattere e – talvolta – di buon senso, creature pensanti e dalla favella pungente, in maniera ingiusta e scellerata, sono state troppo spesso confinate (in Italia) nella letteratura per adolescenti, ma una cosa è certa, tutte hanno lasciato un segno in ciascuna: la presunzione di Emma Woodhouse; l’orgoglio di Elizabeth Bennet; la forza d’animo di Elinor Dashwood; la sensibilità di Fanny Price. Le donne di Jane Austen sono diventate modelli, paradigma di questo o quell’aspetto dell’universo umano per un’infinità di saggi e tesi universitarie, cose queste, che  capitano solo ai miti.

E alla stessa autrice, Jane Austen , definita da Virginia Woolf «l’artista più perfetta tra le donne», va riconosciuto il primato del coraggio declinato al femminile, capace d’introspezione psicologica quando alle donne a stento si riconosceva di possedere un’anima. All’attentissima cronista della borghesia vittoriana; all’autrice sempre critica dello status che contrappone alla “saggezza” del paesaggio inglese; oggi viene riconosciuta la complessità dei grandi autori. Scriveva Pietro Citati, che molto ha “trattatoJane Austen : «“La Austen possedeva un fortissimo senso della società: non meno robusto, vasto e incisivo di quello che aveva Balzac. Il suo giudizio sulle persone e le situazioni è persino più duro e feroce. La società rappresentata in Persuasione è vanitosa, presuntuosa, egoista, tronfia e sciocca. Per fortuna, possiamo aggiungere che è comica: ma è comica soltanto perché irreparabilmente e impenetrabilmente sciocca. Dagli sguardi acutissimi della brunetta non si salva niente. Oppure si salva tutto, perché persino le più pesanti e rozze cretinerie diventano, appena giungono tra le sue mani, lievi, inverosimili, aeree, persino poetiche. È il miracolo che nessun lettore della Austen riuscirà mai a spiegare”.

Ma tra le infinite sfumature dell’opera di Jane Austen Steventon, 16 dicembre 1775 – Winchester, 18 luglio 1817) emerge un mistero, il mistero è lei stessa. Una donna dalla vita breve e piuttosto vuota eppure capace di sguardi nel mondo acutissimi. Figlia di un pastore, fu però ragazza assai colta; lei stessa protagonista di una storia d’amore che sarebbe stata degna d’entrare in uno dei suoi romanzi. Aveva 20 anni quando conobbe Thomas Langlois Lefroy, ma la figlia di un reverendo sembrava inadeguata socialmente per il giovane che ambiva a diventare avvocato. Economicamente dipendente da un prozio, Tom fu allontanato dai luoghi che avevano visto sbocciare il sentimento. Era il 1796, proprio in quegli anni, Jane Austen comincia a scrivere con costanza.

Non si sposerà mai e morirà a 42 anni, circondata dall’affetto dei nipoti e della sorella Cassandra. Sei i romanzi completi: Ragione e sentimento (Sense and Sensibility, 1811); Orgoglio e pregiudizio (Pride and Prejudice, 1813); Mansfield Park (Mansfield Park, 1814); Emma (Emma, 1815); L’abbazia di Northanger (Northanger Abbey, 1803 – pubblicato postumo nel 1818); Persuasione (Persuasione, 1818 – postumo) cui vanno aggiunti numerosi racconti, alcuni romanzi incompiuti, poesie, lettere e gli Juvenilia: una  raccolta in due volumi di scritti datati tra il 1787 e il 1792 nei quali Jane Austen si prende gioco della letteratura dell’epoca saltando dalla poesia al racconto gotico.

Il suo periodo più fecondo durò solo sei anni, dal 1811 al 1817. Ed oggi sono in molti a chiedersi cosa avrebbe fatto questa tranquilla zitella della campagna inglese se fosse vissuta solo un po’ più a lungo.


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