U2 e The Joshua Tree Tour: contemporanei per sempre

Per la band irlandese due date all’Olimpico di Roma, il 15 e il 16 luglio

 The Joshua Tree Prima della prima a Londra, Bono Vox ha assicurato: “Eseguiamo The Joshua Tree come se fosse stato rilasciato la scorsa settimana. Non è nostalgia, è uno show molto moderno”, ha detto il leader degli U2. Dove effettivamente sembra strano presentare così un tour basato sulle canzoni di un album di 30 anni fa. Ma che album: 25 milioni di copie vendute, album dell’anno ai Grammy Award del 1988, una 27ma posizione nella lista della rivista Rolling Stone dei 500 migliori album d’ogni tempo ed una copertina, per gli U2, sulla rivista Time, onore che era toccato fino a quel momento solo a Beatles e The Who.

E così, dopo l’anteprima a Vancouver e le date USA da gran pienone, ecco il ritorno in Europa per gli U2 e le due date, attesissime, all’Olimpico di Roma, il 15 e 16 luglio (unici concerti italiani). Ma torniamo all’attualità del messaggio di The Joshua Tree , nato dopo un viaggio di Bono Vox a San Salvador e in Nicaragua, paesi insanguinati in quegli anni (il viaggio è datato al 1986) da feroci contrapposizioni interne fomentate dalla politica estera di Ronald Reagan. Album che, in estrema sintesi, ad una profonda critica (possiamo dire anche odio) allo strapotere USA, contrappone la struggente bellezza del paesaggio Nordamericano (l’albero di Giosuè è una pianta che cresce nel Sud degli States).

L’ascesa al “trono” della Casa Bianca di Donald Trump, lo scorso mese di novembre, ha improvvisamente riacceso l’attualità dell’album The Joshua Tree “Sembra di essere tornati a quei tempi (i tempi di Reagan negli Usa e di Tatcher negli UK ndr), credo che nessuno dei nostri lavori sia attuale come The Joshua Tree …”, ha detto The Edge a Rolling Stones e, così, alla celebrazione del trentennale, s’è associata la contingenza politica. In alcuni casi con le opportune modifiche le canzoni ritrovano appieno la loro carica emotiva. Il testo di Pride, ad esempio, è stato modificato per riferirsi a Alan Kurdi, il bambino di tre anni della Siria il cui corpo senza vita su una spiaggia turca ancora interroga le coscienze dell’Occidente; o Exit, una canzone sulla mente di un assassino, preceduta nello show da una clip di una serie televisiva degli anni Cinquanta chiamata Trackdown, dove un personaggio dalla voce a trombetta chiamato Trump, afferma di poter salvare una piccola città costruendo un muro.

Insomma, nostalgia forse un po’, ma per dei classici, come ormai sono gli U2, il tempo non è più una costrizione, e l’attualità di certi temi cari alla band irlandese è, purtroppo, reale.

Lo spettacolo, stando alla scaletta londinese (dove c’è stato anche un intervento di Noel Gallagher) è diviso idealmente in tre parti. La prima è una sfilata di quattro brani pre 1987 (ovvero prima di Joshua): Sunday Bloody Sunday, New Year’s Day, Bad e Pride; la seconda parte prevede l’esecuzione dell’intero album The Joshua Three e, infine, pezzi più recenti: Miss Sarajevo, Beautiful Day, Elevation, Vertigo, Ultraviolet,  One e, novità: The Little Things That Give You Away brano che entrerà nella track list di Songs of Experience, l’album in studio degli U2 atteso per i prossimi mesi (la data non è stata ancora comunicata).


Le foto presenti su Stravizzi.com sono state in larga parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla nostra redazione italiana - indirizzo e-mail redazione@stravizzi.it, che provvederà prontamente alla loro rimozione .