Rencontres d’ Arles il gusto dell’altrove

40 mostre tutte da vedere per il più importante evento mondiale dedicato alla fotografia, fino al 24 settembre

Arles Arles l’affascinante cittadina dove Van Gogh scoprì la luce accecante del Mezzogiorno e realizzò i suoi migliori capolavori, Arles, che continua da 48 anni ad essere nota soprattutto agli appassionati per quegli Incontri Internazionali di Fotografia che riuniscono nel nome di una comune passione dilettanti e i più grandi fotografi del mondo.

40 Mostre

Per questa edizione targata 2017, ecco che Arles la “città delle luci” si spalanca al mondo, a quel gusto dell’altrove, che i fotografi assecondano da sempre, nonostante le chiusure, le crisi politiche ed economiche, malgrado le guerre.  Oggi il linguaggio delle immagini resta ancora fondamentale a decodificare gli sconvolgimenti delle società. Questa 48ma edizione dei Rencontres d’Arles è dunque un viaggio sulle strade del mondo: dall’America Latina, all’Europa, alla Persia odierna, 38 anni dopo la rivoluzione; e sulle rive del Bosforo al confine con la Siria, o nell’immensità del paesaggio russo; alla ricerca dei busti di Lenin nell’Ucraina di oggi; o delle ventennali peregrinazioni di una famiglia di zingari …

In mostra ad Arles nomi di giganti della fotografia, come Annie Leibovitz e Joel Meyerowitz, e i giganti in carne e ossa delle foto vernicolari della Colombia, con nani e ballerini associati e poi la mostra dell’archivio fotografico di Jean Dubuffet, o quella che celebra i 40 anni del Centre Pompidou di ParigiLo spettro del Surrealismo”, realizzata con immagini dell’archivio del Centre. L’esposizione rimarca come gli artisti del dopoguerra siano stati attratti dalla sensibilità surrealista e mostra come abbiano adattato ai loro scopi il rapporto tra realtà e surreale, perseguendo l’abolizione delle regole artistiche e puntando sul gioco dell’assurdo.

La guerra delle immagini

«In effetti, il mondo si sta muovendo – scrive il direttore dei Rencontres d’ Arles Sam Stourdzé, nella sua presentazione – . Niente di nuovo in questo, ma si sta muovendo ancora più veloce. Ora le immagini circolano alla velocità della luce. E la tecnologica ieri celebrata come l’appropriazione di un’espressione diretta,  lancia una democrazia sempre più partecipativa, rivela un altro volto, un altro uso. Comincia a mettersi al servizio delle conquiste populiste. Stiamo entrando nell’era della guerra delle immagini dove ognuno sceglie di essere, alternativamente, l’artefice o il recettore di verità o di contro-verità? Quindi, più che mai, abbiamo bisogno degli artisti e del loro riappropriarsi dei giusti tempi. Loro partecipano alla decrittazione, alla contestualizzazione, all’emergere di una nuova scrittura, mentre il Festival è l’amplificatore della loro voce, trascrivendone l’ambizioso programma: vedere il mondo come è, come potrebbe essere, come dovrebbe essere».

 Non è tutto, ovviamente, ma per saperne di più sui Rencontres d’Arles 2017 cliccate qui


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