Donald Trump e Vladimir Putin un faccia a faccia da quindici minuti

Cosa si saranno detti ?

Donald Trump e Vladimir PutinSi sono incontrati faccia a faccia per due ore e quindici minuti, molto più a lungo del previsto. Donald Trump e Vladimir Putin, a margine del  G20 di Amburgo hanno scritto una pagina di storia, indipendentemente da quali saranno gli esiti (e qui valgono soprattutto i non detti) del rendez vous. Incontro al quale il presidente americano si sarebbe presentato senza un “programma ufficiale”. Insomma, avrebbe recitato su canovaccio, se sono veritiere le indiscrezioni rese note nei giorni passati. 

Chi è il più forte?

Probabilmente i due, Donald Trump e Vladimir Putin,  si sono simpatici, e piuttosto affini, quantomeno nella capacità di parlare alla pancia della gente e in quanto a ostilità verso i media; probabilmente Putin avrà fatto valere il ritornello di sempre: che Trump è debole, ostacolato com’è dalla politica interna (e dal Russian gate). E Trump, pare che proprio sulle possibili interferenze russe nelle elezioni americane del 2016 abbia incalzato l’interlocutore più volte, come ha assicurato il segretario di Stato Rex W. Tillerson. Proprio giovedì, Trump aveva ammesso che la Russia avrebbe avuto un certo ruolo nel tentativo di influenzare le elezioni, ma ha anche lasciato aperta la possibilità che altri paesi avessero intrapreso azioni simili. Putin avrebbe negato ogni cosa.

 Trump avrà fatto anche valere il lungo elenco di trasgressioni russe (vedi annessione della Crimea) per controbilanciare le sue “debolezze”, questioni che hanno portato il Congresso a comminare sanzioni economiche alla Russia. Putin, ha offerto sul vassoio dell’amicizia la collaborazione per la questione siriana. Piuttosto chiaro è d’altra parte l’obiettivo finale del leder russo: cooperare per riaffermare il vecchio ruolo “sovietico” di una Russia pari degli USA nella gestione degli affari globali. Insomma, qualcosa del tipo “Caro Donald non farete più di testa vostra senza consultare nessuno”. Di fatto è stato raggiunto l’ accordo per un cessate il fuoco nel sudovest della Siria col sostegno di Giordania e Israele (alleati di Washington). Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha spiegato ai media che le potenze si assumeranno la responsabilità di far rispettare la tregua, che partirebbe domenica, nella zona cuscinetto nel sud-ovest della Siria per  garantire l’accesso agli aiuti umanitari.  La mossa sarebbe l’ultimo sforzo dei funzionari americani e russi per risolvere il conflitto in Siria e facilitare un accordo per porre fine ad una guerra civile che dura da sei anni.

I funzionari di Trump hanno confermato che i leder avrebbero discusso l’idea di collaborare per stabilire “zone sicure” in Siria come parte degli sforzi per inaugurare una nuova era di collaborazione con Mosca.

Una nuova era di collaborazione?

Ma negli Stati Uniti e in Occidente in generale, molti vedono Putin con diffidenza, convinti che la Russia lavori attivamente e nel buio per sconvolgere le alleanze occidentali e i sistemi aperti e democratici. E, paradossalmente avrebbe un alleato proprio in Trump se vogliamo dare valore alle posizioni espresse nei mesi passati, come il suo interrogarsi sulla sostenibilità della NATO, per esempio. Se un accordo può essere possibile su questioni “regionali” è ben difficile pensare a collaborazioni di scala più ampia.

 Molto delicata resta la situazione di Trump, che è arrivato all’incontro con addosso gli occhi  dell’America che non lo ama (eufemismo) e che lo accusa d’essere morbido con la Russia. Ogni concessione a Putin sarà usata contro di lui e, chiaramente, a nulla valgono le reiterate assicurazioni del Cremlino che ha negato qualsiasi intrusione della Russia negli affari interni (elezioni) USA.

 

E adesso non resta che attendere i prossimi giorni per saperne di più di questo G20,  con relative analisi, le mosse, le dichiarazioni ufficiali.


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