Le fake news di oggi ovvero l’evoluzione delle leggende metropolitane di una volta

Un volo nei ricordi di un vecchio cronista

fakeA proposito di fake o di bufale. Ascoltando un video di Gianluca Nicoletti su La Stampa di qualche settimana fa, il vecchio cronista che è in me è stato colto da un sussulto nostalgico. Attraverso le sue parole (poi ci arrivo) uno spiraglio di luce accecante s’è aperto sul passato. E la mente è volata alle scomodità del mestiere di una volta: alle ore piccole in redazione, dove tutti fumavano, sempre; ai pezzi dettati al dimafonista – rigorosamente da una cabina a gettoni – ; alle corse alla stazione ferroviaria o al casello dell’autostrada per consegnare in tutta fretta al macchinista o a un casellante di fiducia, la fotografia da far arrivare il prima possibile a Milano, o a Torino, dove c’erano le redazioni centrali dei giornali per i quali lavoravo.

E poi il lavoro di redazione – ben diverso dal desk in uso oggi -, il ticchettio delle macchine da scrivere,  l’odore di piombo in tipografia, la pagina da vedere e rivedere prima che fosse troppo tardi; i giri telefonici dell’ultima ora alle stazioni dei carabinieri o ai commissariati, sostituiti oggi da sms o e-mail. Sembra passato un secolo, in realtà di anni ne sono trascorsi mille.

Ma torniamo al perché di tutto questo, Nicoletti racconta come nelle settimane passate sia riemersa nei titoli on line di alcune testate nazionali, quella che giustamente definisce una classica “leggenda metropolitana” ( leggi fake ). In breve, un marito con “l’ormone allegro” una sera va a prostitute in una nota strada napoletana frequentata da lucciole, e qui vi trova la moglie, imbellettata e con l’abbigliamento adeguato a svolgere il “mestiere”. Era uscita di casa con una scusa e ne segue, neanche a dirlo, una rissa con tanto d’intervento delle forze dell’ordine. Questo a Napoli.

Dopo alcuni giorni, la stessa notizia, con un riferimento geografico diverso, viene battuta (ops postata) dal quotidiano on line di un’altra città. Una notizia “furba, che non avendo riferimenti precisi è difficilmente confutabile” ( fake ). Il mito metropolitano nasce così, dalla penuria di notizie che l’estate (pessima stagione per i cronisti) porta con sé. No, non è questa la confessione d’aver pubblicato bufale, per quelle, ovvero per le notizie di questo genere c’erano giornali votati e avevano tirature anche importanti; ovviamente pubblicamente nessuno li leggeva, ma tutti li sfogliavano. Si tratta di testate che per correttezza non citerò. La verità è che in svariati decenni da cronista ho potuto constatare che la realtà il più delle volte supera la fantasia, e molto spesso anche in maniera tragica.

Ma il collega nel suo gustoso intervento presenta un elenco assai evocativo e decisamente divertente delle bufale targate anni ’80 e ’90, notiziole che tutti abbiamo letto da qualche parte “la pioggia di serpenti, i coccodrilli nelle fogne, il ragno velenoso nel tronchetto della felicità, o la rissa al pranzo di nozze per avere trovato la sposina appartata con il testimone”. Sarà, come dice Nicoletti, il ritorno nostalgico di un repertorio leggendario che allora poteva ingannare giusto qualche giornale assetato di “fantacronaca”.

Notizie da trafiletto che vanno contro ogni etica professionale, ma che in fondo non facevano del male a nessuno e nelle quali, in fondo, nessuno credeva. Oggi, che la rete produce fake news a profusione, quella realtà romanzata e senza protagonisti certi sembra persino ingenua; le fake purtroppo non smuovono la fantasia o il sorriso, come facevano i pruriginosi tradimenti nunziali; il più delle volte vomitano solo oscene falsità contro persone ben precise con l’intento di distruggerle, di creare dei mostri. E’ il motivo per cui, oggi più che mai, c’è bisogno di giornalisti veri. Ma questa è un’altra storia, magari ne riparleremo.


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