Paolo Villaggio , una vita passata insieme

Aneddoti e ricordi di famiglia impreziositi dal talento comico del grande Villaggio

Paolo VillaggioQuando ero piccolo, la mia famiglia andava sempre in vacanza in campeggio. Io lo odiavo. Bagni in comune,  cucina col fornelletto, dormire era sempre di una scomodità inenarrabile e poi i vicini rumorosi (sempre tedeschi), le zanzare, montare la tenda era ogni anno, nonostante fosse sempre la stessa, una impresa che neanche alla NASA erano capaci. Eppure proprio durante il montaggio della suddetta c’era sempre un momento di ilarità che metteva tutto il resto da parte. Citavamo a memoria la famosa scena del dito martellato, con conseguente corsa e urlo, di Fantozzi mentre i vicini tedeschi (eccoli) gli dicevano “Basta! Silenzio! Italiani pasta pizza mandolino”.

Quando i ristoranti giapponesi e cinesi iniziarono a prendere piede in Italia, fui uno tra i primi a lanciarsi a provare questa nuova cucina esotica. E anche qui non poteva mancare immancabilmente una tripla citazione a Fantozzi. La prima, “i piatti roventi”, la seconda, “Non mangiate con le mani per carità!”, la terza “PIERUGOOOOOOO!”.

Un altro indelebile ricordo riguarda le partite della Nazionale in televisione. E qui le citazioni si sprecavano, si partiva da mia madre che proponeva la  frittatona di cipolle, familiare di Peroni gelata a cui si rispondeva ovviamente con rutto libero e tifo indiavolato. Durante la serata si proseguiva con “Chi ha fatto palo!” e “Si diceva che l’Italia stava vincendo per 20 a 0 e che aveva segnato anche Zoff di testa”.

Per non parlare dei più classici, Per me la Corazzata Cotionkin è una cagata pazzesca, 92 minuti di applausi, LUI MANCIA!, L’occhio della madre, Prendo la vecchia!, Segni coglionazzo!, le partite scapoli e ammogliati con la madonna sulla traversa, la coppa Cobram e il sellino mancante e poi la canzoncina di ogni mattina “Sveglia e caffè. Barba e bidé. Presto che perdo il tram”.
Non c’è un momento della vita di un individuo o della giornata che non si leghino in qualche modo ai primi due meravigliosi e insuperabili capitoli della saga di Fantozzi.

Non conoscevo personalmente Paolo Villaggio e neanche sono mai riuscito ad incontrarlo purtroppo, ma è come se fosse sempre stato un membro della mia famiglia, della mia compagnia di amici. Le sue memorabili battute, le sue gag, i racconti giornalieri sono stati snocciolati e citati come fossero accaduti a un amico o a un vero conoscenti. “Ti ricordi quando Fantozzi ha fatto…”, quanto volte lo abbiamo detto.

Paolo Villaggio ha creato un personaggio che ha accompagnato ognuno di noi, ma soprattutto è riuscito a raccontare un certo italiano e una certa Italia meglio di qualsiasi trattato sociopolitico o socioeconomico. Era l’Italia del boom, del posto fisso come prigione, del dopolavoro, dei megadirettori, delle vacanze tutti insieme, nello stesso posto e nello stesso periodo dell’anno. E’ un’epoca che secondo molti sarebbe ancora molto attuale e questo non fa che accrescere la forza dei racconti fantozziani.

Se n’è andato in “pensione” il nostro amico ragionier Ugo dell’ufficio sinistri, e con lui suo papà Paolo Villaggio. Chissà che ora non si godano un meritato riposo, lontano dalla nuvoletta nera.


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