A proposito di Vasco – una riflessione a mente fredda

Dopo l’entusiasmo mediatico cosa rimane ?

VascoMa per caso Vasco Rossi ha suonato a Modena? Ebbene sì: sino a questo momento non ne abbiamo scritto, e, non avendo obblighi di cronaca, possiamo confessare di averlo fatto apposta. Abbiamo scelto di lasciare decantare la notizia, di far sedimentare nell’immenso calderone del cicaleccio social l’enorme mole di commenti pre e post concerto che hanno intasato pagine e occhi. Abbiamo preferito “lasciare dire”, portare a sgonfiare la bolla dell’entusiasmo mediatico e non per snobismo, ma per cercare di separare le scorie dalla realtà. Vasco ha fatto la storia, titolava qualcuno ed effettivamente i toni trionfalistici in questi giorni si sono sprecati. Sui giornali, dai tg, Vasco coi suoi 40 anni di canzoni è diventato improvvisamente l’eroe nazionale.

Anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni s’è sentito in dovere di commentare: “Festa italiana di musica e libertà”, ha scritto dove la musica sì, quella ci sta tutta…Ma la libertà? Libertà di poter andare ad un concerto senza che qualcuno si faccia esplodere? O di stare assieme senza che un’ondata di folla colta dal panico faccia morti e feriti? Anche il buon “Blasco – Vasco –  dal palco ha invocato l’assenza della paura tra i 220mila accorsi sabato al Modena Park. Ed è proprio questa presa d’atto che fa paura, perché ci ricorda che il tempo dell’incoscienza è finito. Per tutti.

I fatti però ci dicono che Vasco ha trionfato in ogni modo possibile: dal vivo, ad esempio “asfaltando” coi suoi 220mila i Campovolo del “nemico” di sempre Ligabue, ed ha trionfato in tv, con la trasmissione condotta da Paolo Bonolis che su Rai1 ha totalizzato il 36,14 di share con 5 milioni e 633mila spettatori medi.

Vasco ha trionfato come artista, dove nell’immenso karaoke della notte modenese ancora una volta ha riunito tre generazioni; e poi ha trionfato nei social, nelle lacrime delle ragazze emozionate, nel rammarico di chi non c’era, nell’entusiasmo positivo e senza incidenti che ha accompagnato l’evento.

Vasco ha trionfato raccontandoci, suo malgrado, che in questa Italia senza idee, non restano che le canzoni a fare popolo. E il “ popolo di Vasco ”, come banalmente qualcuno ne etichetta i fan, non può che plaudire a questa ritrovata cittadinanza. La cittadinanza delle canzoni e la cittadinanza del rock, che non esiste e per questo fa sognare. Ma re Blasco questo lo sa bene, saggiamente si gode il suo bagno di folla e, senza insistere con le auto celebrazioni, parla di “tempesta perfetta” e torna al privato delle sue stanze. Alla prossima Komandante!


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