Magister Giotto la prima di tre grandi mostre celebrative

Dal 13 luglio al 5 novembre 2017 alla Scuola Grande della Misericordia a Venezia

Giotto Magister Giotto 13 luglio -5 novembre 2017 alla Scuola Grande della Misericordia, a Venezia, la prima delle tre grandi mostre multimediali incluse nel format “Magister”, un progetto triennale di Cose Belle d’Italia Media Entertainment che proseguirà nelle prossime stagioni con Canova e Raffaello. Torniamo però alla mostra di questo 2017, realizzata in occasione delle Celebrazioni dei 750 anni dalla nascita Giotto (Colle di Vespignano 1267 – Firenze 1337), l’artista che ci porta direttamente nell’era moderna.

ZINGARETTI RACCONTA GIOTTO

La voce di Luca Zingaretti come guida, gli ampi spazi della Scuola Grande della Misericordia come cornice e, per sottofondo, la musica originale di Paolo Fresu. Immagini, parole, suoni diventano così un’unica esperienza, si fanno spettacolo per portare il pubblico “dentro” alla produzione artistica del maestro medievale.  I dettagli forniti sull’esposizione-evento, sono ancora pochi. Si sa che ad aprire il percorso nell’immensa navata dell’edifico veneziano,  sarà l’imponente Croce realizzata in 3D del Presepe Greccio, e prosegue al primo piano in sette ambienti di grande impatto con le storie francescane di Assisi, la Cappella degli Scrovegni di Padova, i Crocifissi e le opere fiorentine. Il percorso si conclude con la Missione Giotto dell’Agenzia Spaziale Europea, che nel 1986 per la prima volta nella storia intercettò la Cometa di Halley. La cometa che Giotto dovette vedere nel suo passaggio tra il 1301 e il 1302, tanto da dipingerla con estremo realismo nell’Adorazione dei Magi della Cappella degli Scrovegni.

UNO TSUNAMI DI NOME GIOTTO

Giotto Giotto è lo tsunami che travolge l’Europa all’alba del Trecento. Da Firenze, dove trascorre la maggior parte della sua vita, passa a Milano, Assisi, Rimini, Padova, Roma, Napoli e forse Avignone, causando un’onda d’urto in tutta la Penisola e successivamente in tutto il continente. Dopo il suo passaggio nulla sarà più come prima e senza di lui probabilmente saremmo ancora allo stile bizantino: ieratico, ideale ma piatto e congelato. La fama di Giotto è immensa e la cerchia dei suoi compagni – collaboratori è ampia e capace. Molti di loro fermeranno nei luoghi attraversati dal maestro dando dato vita, dopo la sua partenza, a centri artistici del tutto autonomi. Impiegare seppur in maniera empirica la prospettiva per suggerire profondità e volume, come nessuno aveva ancora fatto, significa rendere le emozioni; significa modellare in modo più dettagliato i volti e i corpi dando loro luce e ombra. In breve, significa tenere conto della realtà spaziale e materiale.

Dante, Petrarca, Boccaccio, più a nord i fratelli Limbourg e dopo, Leonardo da Vinci e Michelangelo gli renderanno tributo riconoscendone la grandezza. Perché il cambiamento introdotto da Giotto non è solo stilistico, ma riflette anche un diverso atteggiamento nei confronti del mondo materiale, che l’artista vuole ripristinare nella sua varietà e nella sua realtà tridimensionale. Con Giotto emergono i principi di una nuova arte, profondamente realistica, in urto con la pittura bizantina che aveva dominato fino ad allora: l’illuminazione è razionale, le figure hanno un peso reale, la presenza fisica è naturale, la profondità è convincente, la cura dei dettagli suggerisce l’attenzione dell’artista per la realtà.

Magister Giotto vede la direzione artistica dell’autore e regista Luca Mazzieri,  la direzione esecutiva di Alessandra Costantini, la curatela di Alessandro Tomei, ordinario di storia dell’arte medievale all’Università G. D’Annunzio”, Chieti-Pescara e di Giuliano Pisani, filologo classico e storico dell’arte membro del Comitato dei Garanti per la Cultura Classica del MIUR col supporto di un notevole comitato scientifico.

 


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