Italia Germania 4 a 3 quando il calcio entrò nella leggenda

Da pochi giorni sono trascorsi 47 anni ma al raffronto con il calcio di oggi sembra un’eternità

calcioStadio Azteca di Città del Messico 17 giugno 1970, il calcio sta per scrivere una data importante nella sua storia e nessuno prima di quella disputa, nonostante fosse di cartello, era in grado minimamente di immaginare di assistere ad una partita che in seguito sarà definita “ del secolo “. Una targa apposta sulle mura dello stadio messicano la ricorda ancora  “ In questo stadio si è giocata la partita del secolo, Italia Germania 4 a 3 “.

Un calcio d’altri tempi. Un calcio che faceva battere il cuore, che appannava il cervello. Un calcio che incollava allo schermo televisivo per memorizzare secondo per secondo ogni fotogramma. Oggi invece di immagini ce ne sono fin troppe, e rischiano di essere quelle che alla fine appannano il cervello. Prima si distingueva da casa qualunque parabola che la sfera era intenta a compiere, oggi non si riesce nemmeno a vedere un pallone colorato nonostante dal divano, davanti allo schermo, si possano allacciare le stringhe delle scarpette di calcio di tutti i giocatori in campo, questo per effetto della tecnologia.

Un calcio che verniciava la maglia di appartenenza al club sulla pelle. Oggi, al contrario, la divisa si bacia come fosse una fidanzata e come tale si ha tutto il diritto di cambiarla quando finisce un amore. Oggi la maglia sulla pelle dei calciatori è stata sostituita dai tatuaggi, tanti tatuaggi, troppi tatuaggi, quasi a voler creare un distacco tra l’epidermide e ciò che ci sta sopra.

Di immagini della partita del secolo ne esistono sia in bianco e nero che a colori. La voce però è una sola, quella dell’insostituibile Nando Martellini, il grande telecronista della Rai capace di trattenere le emozioni nel corso della partita per poi sfogarle al fischio finale, come etica giornalistica impone. E’ stato così impeccabile durante i tempi regolamentari e supplementari da crollare davanti al microfono in un pianto incontrollabile a partita finita e collegamento chiuso. Al punto che il collega spagnolo vedendolo in quelle condizioni si accertò con un certo patema d’animo dagli altri telecronisti quale fosse il risultato finale poiché vedendo Nando Martellini gli era venuto il dubbio di aver sbagliato la telecronaca della partita di calcio.

Storie che diventano leggende cosicché non possano mai sbiadire. Storia del calcio scritta con l’inchiostro della passione. Il Brasile a quel punto avrebbe potuto anche far svanire il sogno di vittoria alla finale mondiale, ma la partita del secolo era già stata giocata a firma Made in Italy. Da un Gigi Riva perennemente insonne durante tutto il ritiro, a un Gianni Rivera presuntuoso quando confortò Enrico Albertosi, dopo aver subito un gol per colpa sua, dicendogli “ adesso mi tocca andare di la e segnare “, e segnò, meno di un minuto dopo !!

“ Il cuore pompa sangue ossigenato dai polmoni con sofferenze atroci. La fatica si accumula nei muscoli male irrorati – scriveva il giorno dopo Gianni Brera, proseguendo – I bravi messicani sono impazziti a vedere italiani e tedeschi incornarsi con tanto furore. Adesso fanno i loro ditirambi. Pensano di apporre una lapide all’ Azteca” e così infatti fu !


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