La barba , corsi e ricorsi storici di un look tornato prepotentemente di moda

– Un fenomeno divenuto nel tempo anche un businnes

La barbaChe barba ! Già, che barba, oppure: che noia che barba che noia. Questa  l’espressione usata dalla grande Sandra Mondaini per definire uno stato di abulia nella famosa serie tv interpretata con il marito Raimondo Vianello. Bistrattata come la barba non c’è nessun’altra espressione fisica del nostro corpo, intendo quello maschile. La peluria che cresce sul volto nella storia dell’uomo ha ricevuto più dinieghi che apprezzamenti. Ma oggi è prepotentemente ritornata alla ribalta con l’intenzione di restarne presente per molto e molto tempo.

La barba ha dovuto lottare e lotterà ancora contro espressioni linguistiche irriguardose, ne abbiamo citata una all’inizio del nostro discorso. Alla barba si associa la noia, probabilmente in virtù del tempo inesorabile richiesto, causa la lenta crescita, prima di vederla fiorire. Ma non solo. Quante volte si è sentita l’espressione “ quell’uomo ha una faccia pulita “ dove con il termine pulita s’intende di una persona con nulla da nascondere ma anche, figurativamente, di un individuo dai lineamenti pregiati e con un viso rasato a dovere.

Ma cosa deve nascondere la barba ?

Nulla di per se visto che anche i più grandi criminali della storia erano sapientemente e lucidamente rasati. Solo per citarne alcuni, dei quali abbiamo anche memoria fotografica, i cosiddetti “ Padrini “. Da Al Capone, Vito Genovese, Frank Costello, Carlo Gambino, Lucky Luciano a Sam Giancana appartenenti tutti  ad un’epoca dove ancora il parrucchiere si chiamava Barbiere proprio perché ci si recava tutti i giorni a fare la barba. Restando negli Stati Uniti anche i rispettivi Presidenti hanno sempre mantenuto un viso pulito e ben rasato per offrire al proprio elettore la classica immagine immacolata. Immagine che stride con quella del Presidente Nixon che per le sue malefatte viene considerato oggi dagli americani il più grande criminale della storia degli States, anche se sbarbato !

Azzardiamo una storiografia …con il pelo sullo stomaco  !!

Partendo da lontano, attraverso le testimonianze artistiche rinvenute, i greci preferivano la barba più dei romani. Lisippo, Fidia‎, Skopas, Policleto‎, Prassitele‎‎  e altri artisti ellenici ci hanno consegnato testimonianze su usi e costumi dell’antica Grecia che indicano l’uso estetico della chioma fluente sulla mascella maschile. I bronzi di Riace, il busto Socrate, e altre rappresentazioni marmoree e bronzee sono giunte fino a noi fiere delle barbe da cui erano rappresentate.

I cesari romani al contrario prediligevano un volto più semplice in modo tale da poterlo  leggere nella totalità di una espressione mimica facciale, cosa che la barba avrebbe decisamente camuffato. In questo i romani si sono dimostrati esteticamente più vicini ad essere “ Quei bravi ragazzi “ narrati da Martin Scorsese.

Da non associare assolutamente però il termine “ Barbaro “ con la barba vista la facile assonanza. Coniato dai greci il termine barbaro ha il significato di “ straniero “, e più precisamente di “ balbuziente “. Balbuziente era colui che balbettava nel tentativo di parlare la lingua greca, quindi decisamente straniero e il continuo inciampo per farsi intendere era dato proprio dalla ripetitività del termine bar ( bar-bar ).

Nel medioevo le testimonianze sull’uso e del non uso della barba si equivalgono. Da Pico della Mirandola al grande Leonardo da Vinci, dagli Sforza al Barbarossa. Per giungere al nostro Risorgimento nel quale Verdi e Cavour sfoggiavano le loro barbe ben curate. È stato quello del Risorgimento il periodo delle barbe “ aggiustate “ con il primo gel dedicato della sua storia : il grasso di pecora. Questa pasta offriva ai tempi la possibilità di modellare barba e baffi ottenendo così un ottimo risultato estetico, ma decisamente un pessimo effetto olfattivo.

La barba a sua volta è stata anche rivoluzionaria. La rivoluzione cubana guidata da Fidel Castro e dal medico argentino Ernesto “ Che “ Guevara, diede vita ai “ Barbudos “ vale a dire a figure intellettuali e rivoluzionarie cubane riconoscibili appunto dalla barba. Barba che i Barbudos destinarono al taglio definitivo, tranne Fidel, solamente dopo la caduta del regime di Fulgencio Batista, quest’ultimo perfettamente rasato.

Con Fidel e il Che la barba si intellettualizzò anche in Europa cancellando la cupezza di mezzo secolo prima legata alla Prima Guerra Mondiale e alla rivoluzione in Russia: ricordate le foto che ritraevano Grigorij Efimovič Rasputin ?

E dei fenomeni da circo vogliamo parlarne ? L’uomo con la barba più lunga al mondo, la donna barbuta, e chi più ne ha più ne metta. E di quelli televisivi con i barbapapà, la barbamamma, i barbapiccoli in cartoni animati ? No, meglio soprassedere.

E oggi ?

Oggi la barba, nonostante le recenti inquietanti figure di Osama bin Laden e quella dell’ayatollah Khomeini, è diventata un fenomeno legato a filo doppio alla moda e non più alla personalità dell’individuo. Sono rinate le barberie, anche se alcune non sono mai morte. La più famosa d’Italia è la Barberia Giacalone situata tra i carrugi del centro storico di Genova, un vero e unico monumento nazionale dell’ Art Decò.

Alla barba, dopo il deciso intervento dell’industria della moda, si è legato un businnes che non ha precedenti nella sua storia. È stato creato lo shampoo indicato per i differenti tipi di barba e naturalmente il balsamo conseguente. Rasoi elettrici specifici muniti di spessore per regolarne la lunghezza. Un gel apposito per modellarla e una lacca per fissarla. Le tinte per colorarla e gli olii per lucidarla. Cosa volere di più ?

Chiudendo l’argomento a rischio “ noia “ si può affermare che oggi “ in barba “ ai rasoi bilama, trilama, quadrilama, la barba è riuscita ad imporsi di diritto nel mondo della moda. Scusate, fin troppo facile la battuta !


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