Mario Orfeo nuovo Direttore Generale Rai

Mario OrfeoDecisione quasi unanime del Cda della Rai che questa mattina ha eletto il direttore del Tg1 Mario Orfeo, alla direzione generale dell’azienda, dopo l’addio di Antonio Campo Dall’Orto nei giorni scorsi. L’unico voto contrario che si registra è quello di Carlo Freccero. Il giornalista si sarebbe già recato in viale Mazzini per ritirare le deleghe.

Napoletano, classe 1966, Mario Orfeo comincia la carriera giornalistica nella redazione napoletana de La Repubblica, dove approda nel 1990. Tempo qualche anno e lo ritroviamo a Roma, caporedattore cronaca del quotidiano diretto da Ezio Mauro. Desta una certa sorpresa negli ambienti giornalistici, la nomina a soli 36 anni alla direzione de Il Mattino.

E’ il 2002 e Orfeo sostituisce alla direzione del maggiore quotidiano del sud Paolo Gambescia. Nel 2009, direttore generale Mauro Masi, Mario Orfeo approda alla direzione del Tg2, pur mantenendosi equidistante, Orfeo intratterrà rapporti alquanto tesi col PDL al governo e col Tg1 di Augusto Minzolini. Non a caso lascerà la guida del Tg2 nel 2011 per tornare alla direzione di un altro quotidiano di Caltagirone: Il Messaggero. Questa esperienza durerà un anno, poi la nomina nel 2012, su proposta del dg Gubitosi, alla guida del Tg1.

Mario Orfeo sarà colui che traghetterà il tg della tv ammiraglia nell’era digitale apportando molte novità da questo punto di vista. Negli ultimi tempi, tuttavia, pesanti sono state le prese di posizione del Movimento 5Stelle sul suo conto. Accusato di dirigere un tg di parte con aspetti “censori” verso la sindaca di Roma Virginia Raggi. L’atteggiamento aggressivo dei “pentastellati” verso Mario Orfeo, è entrato nelle cronache. Non a caso la scelta del cda della Rai, oggi viene criticata malamente proprio dagli esponenti del partito di Grillo, che in commissione vigilanza parlano di “golpe”.

Se è vero che il Tg Rai deve per missione assicurare una copertura informativa a 360°, è nelle prerogative di ogni direttore di giornale il diritto (ed il dovere) di misurare sulla base della propria professionalità gli spazi da dare alle notizie. Piaccia o meno, questa regola si applica anche ai TG, ma i partiti italiani (e questo da sempre e ben prima dei 5Stelle) non pare l’abbiano mai capito.


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