Milano entrerà nella mente del Caravaggio a Palazzo Reale

CaravaggioMilano torna puntare sul suo Michelangelo. “ Dentro Caravaggio ” inaugurerà il prossimo 29 settembre a Palazzo Reale, esattamente a 446 anni dalla nascita di Michelangelo Merisi (Milano, 29 settembre 1571) e 66 anni dopo quella mostra “epica” curata da Roberto Longhi che decretò per l’artista una nuova fortuna, dopo 200 anni di colpevole dimenticanza del mondo culturale. L’esposizione curata da Rossella Vodret con l’aiuto di un comitato scientifico presieduto da Keith Christiansen, riunirà nelle sale di Palazzo Reale 18 capolavori del genio lombardo.

L’IDOLO DELLE FOLLE

Non è facile ritrovare in un’unica mostra tanti Caravaggio, perché Michelagelo Merisi dipinse abbastanza poco, e, morto a soli 39 anni, dopo una vita di fughe e dissolutezze, non ebbe abbastanza tempo per fare di più. Non ebbe neppure allievi, ma lasciò uno stuolo di emuli che non ha avuto eguali in tutta la storia dell’arte.  La straordinaria carica emotiva dei suoi dipinti, il loro intenso naturalismo, l’illuminazione drammatica e “cinematografica”, la narrazione potente hanno avuto un impatto senza fine sull’arte europea. E suscitano un’impressione vivissima anche sul pubblico contemporaneo: Caravaggio sarà anche osannato come una rockstar, come una rockstar fu tutto genio e sregolatezza, ma le schiere di appassionati che affollano le chiese e i musei che conservano i suoi capolavori, raccontano di un’attrazione vera.

NELLA TESTA DI CARAVAGGIO

Eppure questo artistavisezionato” da una quantità forse eccessiva di documentari, studi, libri rivelazione, mostre più o meno fornite di originali, non stanca di riservare sorprese, di tornare al proporsi al pubblico con letture altre. Quella che Vodret ha scelto per la mostra di Palazzo Reale, è un’immersione profonda nella tecnica del Merisi. Che è come dire cercare di penetrare il pensiero creativo dell’artista nell’istante stesso in cui si manifesta. Saranno, e questa è una novità, le immagini radiografiche – affiancate alle opere – a consentire al pubblico di “entrare” nel pensiero di Caravaggio.

Ad affiancare la lettura attraverso le indagini diagnostiche, ci sono gli esiti di nuove ricerche documentarie che hanno portato a una rivisitazione della cronologia delle opere giovanili e a nuovi misteri. Da alcuni documenti, provenienti dall’Archivio di Stato di Roma e di Siena (che saranno in mostra) si scopre l’assenza di notizie tra la fine dell’apprendistato del Merisi presso Simone Peterzano nel 1588 e il 1592, quando compare a Milano in un atto notarile. Il suo arrivo a Roma, inoltre, è documentato solo all’inizio del 1596. Cosa ha fatto il Caravaggio tra il 1588 e il 1596? Otto anni di buio non sono pochi per un pittore che ha lavorato in tutto meno di quindici anni.

L’ILLUSIONE SPUNTA DAL BUIO

Negli ultimi 8 anni, le 22 opere del Caravaggio presenti a Roma, sono state oggetto di speciali indagini diagnostiche promosse dal Mibact  “Sono emerse così – afferma Rossella Vodret – alcune costanti nelle modalità esecutive di Caravaggio, ma sono venuti anche alla luce elementi esecutivi inaspettati e finora del tutto sconosciuti: dagli strati di pittura sono affiorate una serie di immagini nascoste. Inoltre è stato sfatato il mito che Caravaggio non abbia mai disegnato, dacché sono apparsi tratti di disegno sulla preparazione chiara utilizzata nelle opere giovanili”.

In particolare i dipinti della Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, a Roma, hanno svelato un meraviglioso inganno. “Caravaggio parte dalla preparazione scura e aggiunge soltanto i chiari e i mezzi toni, dipingendo solo le parti in luce. Di fatto non dipinge le figure nella loro interezza, ma solo una parte. In tutto il resto del quadro non c’è nulla: il fondo scuro e le parti in ombra sono resi solo con la preparazione, non c’è pittura”. Eppure tutti giureremmo che in quel buio si “muove” qualcosa.

E qualcosa, invece, rimane volutamente celato. Le riflettografie e le radiografie eseguite sul San Giovannino di Palazzo Corsini permettono di leggere nell’opera l’aggiunta di un agnello, simbolo iconografico poi eliminato. Insomma, è la scienza a svelare quello che Caravaggio non voleva dire, ed altre novità in tal senso saranno svelate durante l’evento espositivo.

UNA SFILATA DI CAPOLAVORI

La mostra nasce grazie al contributo d’importanti istituzioni culturali nazionali e straniere. Qualche esempio: arrivano da Napoli, la Flagellazione (Capodimonte) e il sacrifico di Sant’Orsola (Gallerie d’Italia), da Roma (galleria Doria Pamphili) il Riposo durante la fuga in Egitto, 1596-1597; da Firenze il Fanciullo morso da un ramarro e il Sacrificio di Isacco, mentre tra i prestiti più prestigiosi provenienti dall’estero, troviamo la Sacra famiglia con San Giovannino del Met di New York; la Salomé della National Gallery di Londra; il San Francesco in estasi del Wadsworth di Hartford; Marta e Maddalena del Detroit Institute of Arts; San Giovanni Battista del Nelson­Atkins di Kansas City; San Girolamo del Museo Montserrat di Barcellona.

LA MOSTRA DELL’AUTUNNO

La mostra, che sicuramente si pone come il richiamo principale dell’autunno milanese (ma ci saranno diverse sorprese) è promossa e prodotta da Comune di Milano|Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, in collaborazione con il MIBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Il Gruppo Bracco è Partner dell’esposizione per le nuove indagini diagnostiche. L’allestimento è a cura di Studio Cerri & Associati.


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