Puntung , il rinoceronte di Sumatra

Puntung La storia di Puntung, uno degli ultimi tre “rinoceronti di Sumatra” sopravvissuti in Malesia non è legata al bracconaggio o meglio non solo, e va raccontata. Prima però una considerazione: dedicare queste righe alla morte di un rinoceronte, non è cavalcare l’onda animalista che tanto “traffico” genera sul web e sui social, ma in qualche modo è un dovere di cronaca. L’episodio è emblematico di quanto, giorno dopo giorno, il pianeta vada a impoverirsi perdendo specie animali e la sua “biodiversità”. Dovrebbero essere queste tematiche, assieme a quelle connesse coi cambiamenti climatici, ai primi posti delle politiche internazionali. In gioco c’è il futuro, e – anche se oggi può sembrare eccessivo affermarlo – non c’è questione più impellente.

Ma torniamo alla triste storia del rinoceronte Puntung, che sarà ricordata come tra gli ultimi della sua specie. L’animale da piccola era caduta nella rete dei bracconieri ma la sua voglia di vivere le aveva fatto superare il trauma anche se aveva sacrificato una zampa. Puntung, aveva 25 anni e viveva nelle foreste del santuario del Borneo. Ha dovuto essere soppressa: aveva un tumore incurabile e gli sforzi fatti dai ricercatori per la conservazione di questa rarissima specie si fanno quasi impossibili.

Nel sito “Borneo Rhino Alliance” si legge – come riporta l’agenzia Ansa – che a sopprimere il rinoceronte è stata una delle decisioni più difficili che gli zoologi abbiano mai dovuto prendere. Ma l’eutanasia era l’unica opzione per evitare all’animale dolori lancinanti. Puntung sostengono al centro Borneo verrà ricordata come un esemplare di rinoceronte molto combattivo. E’ sopravvissuta nelle foreste ed era riuscita a portare quasi alla fine una gravidanza.

Di fatto ormai in Malesia rimangono soltanto due rinoceronti di Sumatra in cattività, mentre in Indonesia se ne contano meno di cento esemplari allo stato selvatico. Finora in cattività è stata ottenuta una sola nascita. La popolazione del rinoceronte è scesa del 90 per cento e questo grazie all’azione del bracconaggio. Il dato è raffrontato con gli esemplari che vivevano nel 1980.

Quando l’uomo capirà che senza gli animali terminerà anche la sua vita, allora, forse, smetterà di dedicarsi a quel vile mestiere di bracconiere.


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