Un sabato qualunque, un sabato anche italiano

sabatoUn sabato di paura e follia, di sangue innocente sparso, di sbigottimento, di spiegazioni mai troppo convincenti, di commenti che non avremmo voluto dire e sentire. Londra ferita dal terrorismo, Torino colpita dalla paura, dalla psicosi generata da chissà quale incoscienza. Tutto accadeva mentre l’Italia era intenzionata a vivere solo un sabato sera di sport, lo sport inteso all’italiana maniera, quello fatto di tifo e tv. E tutti si sarebbero voluti perdere nell’ubriacatura del dopo-partita: gli anti juventini a commentare soddisfatti la caduta di una “Signora” senza più carattere; gli juventini a promettere future riscosse; i pacificatori a dire “piantatela, siamo tutti italiani”.

Ma nel sabato sera della paura e della follia, nessun commento sportivo, nessuno sfottò, nessuna analisi calcistica sembrava adeguata. Si può parlare di calcio mentre quella società che per 70 anni ci ha assicurato pace e un po’ di benessere, viene così pesantemente minata? Possiamo osare di pensare ad altro, quando per l’ennesima volta qualche idiota ebbro di rancore sparge morte sul sabato sera di una capitale europea? E mentre 1300 chilometri più a sud, in una piazza italiana gremita di tifosi, è sufficiente un falso allarme a far scorrere il sangue?

Si può parlare di calcio in un sabato sera così?

36 ore dopo quel sabato, non solo si può parlare di calcio, ma si deve. Così come dobbiamo parlare di cultura, di spettacolo e di televisione, che è quello che noi facciamo ogni giorno, non solo perché è il nostro lavoro, ma perché sono il sale della nostra civiltà; così come dobbiamo accapigliarci su un’ennesima legge elettorale dal nome in un’orribile “latinorum”, così come dobbiamo programmare le nostre vacanze, sentire le nostre canzoni, rilassarci sui nostri lungomari, goderci i nostri momenti buoni.

E’ quello che all’indomani di ogni strage terroristica si legge dappertutto, che traducendo è l’invito alla Resistenza contro la paura. Certo, ci sono cose che dovremmo imparare abbastanza presto, ad esempio a non perdere la calma quando intorno sembra arrivato l’inferno. E’ difficile, ma dobbiamo imparare. L’esempio ce lo hanno dato, venerdì sera, gli 80mila giovani tedeschi evacuati dal circuito del Nurburgring in seguito ad un allarme bomba giunto a interrompere la musica. Nessuno si è fatto male, con coraggio quei giovani hanno preso la via d’uscita cantando. Dobbiamo imparare a prenderla con calma e a cantare. E poi mai smettere di andare ai concerti rock.

 


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