Quando l’ estate è una sola, alla romana

L’umanità può dividersi essenzialmente in due categorie: gli entusiasti dell’ estate e quelli che con l’arrivo del 21 giugno, se potessero, cambierebbero emisfero. I primi, gente innamorata del caldo e delle tinte decise, in genere si ritrova che è solo maggio a fischiettare Vamos a la Playa; l’unico pezzo dei Righeira degno della loro attenzione, non fosse altro perché l’altro grande successo del duo torinese, L’ Estate sta finendo, comincia immalinconire un po’ troppo. E invece l’estate spiaggiaola e danzereccia, villaggifera e in technicolor per poter rendere l’idea deve esplodere come i fuochi d’artificio a ferragosto o un’anguria nel ventilatore. Ben vengano allora i ritmi del Caribe, i tormentoni e i balli di gruppo che per coltivare la malinconia c’è sempre tempo in autunno.

Sicuramente più interessanti, da un punto di vista puramente musicale, sono i sentimenti espressi dall’altra categoria, quelli che l’estate la odiano, tanto a voler essere chiari e citare per l’occasione uno dei brani più belli in assoluto della canzone italiana “Odio l’estate”, appunto, (meglio nota come Estate) di Bruno Martino.Tornerà un altro inverno/cadranno mille petali di rose/la neve coprirà tutte le cose

e forse un’altra estate tornerà/odio l’estate”, canta al piano l’autore, che ha portato questo brano che flirta col jazz in tutto il mondo facendo innamorare gente del calibro di Chat Baker e Michael Petrucciani. Tornato sul luogo del delitto (metaforico), cinque anni dopo, nel 1965, Bruno Martino si presenta come interprete al festival delle Rose con la canzone scritta da Franco CalifanoE la chiamano estate”; anche qui la belle stagione stinge nella nostalgia “E la chiamano estate, questa estate senza te”.

Perché si odia l’estate? Essenzialmente perchè è la vendemmia delle promesse mancate e perché, la zona franca della gaiezza estiva, chissà per quale motivo riguarda sempre gli altri. O il passato. “Quella tua maglietta fina…le chiare sere d’estate, i baci, i fuochi, le fate e la paura e la voglia d’essere nudi” erano, per un Claudio Baglioni appena 21enne già ricordi lontani. Era il 1972 e il brano che sarebbe diventato il più suonato davanti ai falò estivi, tratto dall’omonimo album “Questo piccolo grande amore”, qualche decennio dopo, a Sanremo, sarà premiato come “canzone italiana del secolo”.

Potrebbe sembrare a questo punto che la lotta tra quelli che odiano estate e gli amanti della bella stagione sia un fatto puramente d’invidia, della capacità o della mancata capacità, di prendersi il bello della vita, di cogliere l’attimo di spensieratezza che l’estate concede. In realtà c’è qualcosa di più profondo e poetico in un certo odio, e di concettuale. “Con i tuoi tramonti rossi/ non mi piaci, sei poco sfumata/stagione pacchiana”, cantavano i Nomadi nel 1985, il brano “Estate”, era nell’album “Ancora una volta con sentimento” dove guarda caso troviamo anche “Voglia d’inverno”.

Un vero e proprio quadro metafisico di asfalti torridi e polverosi è quello che dipinge Paolo Conte: “Cerco l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua. Lei è partita per le spiagge e sono solo quassù in città”. Perché Azzurro sia poi diventato un brano che allegramente inneggia alla Nazionale, è solo colpa del ritornello. Restando in ambito della grande canzone d’autore, il “maledetto” toscano, Piero Ciampi, tocca le note più dolenti e rabbiose “Sporca estate. /E tu che dici/Che ho distrutto la tua vita,/Capirai mai/Che il tuo dolore/Si è aggiunto al mio?

Ma arriviamo all’oggi, consapevoli d’aver tralasciato molti, molti brani che potrebbero degnamente entrare in questa sorta di classifica dell’estate odiosa. Tra i vari contendenti al “tormentone” estivo targato 2017 troviamo due brani decisamente critici con la bella stagione. Con un’apparente allegria (solo musicale), Francesco Gabbani canta il pessimismo post-consumista: “Sono fotografati gli stereotipi di chi deve divertirsi forzatamente, tra creme solari e giochi d’acqua, mentre fuori continua la solita vita in bianco e nero, fatta di grigia quotidianità”. E Tiziano Ferro in Lento/Veloce attacca: “L’estate è tornata e chiede di te/ Ritorna senza avvisare, non dirmelo”. Anche qui, l’allegria latita, non facciamo ingannare dal ritmo. Anzi sì, inganniamoci pure, in fondo l’estate sta arrivando.


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