Il cibo “educato”

ciboIl tema dell’Educazione Alimentare, o meglio dell’educazione all’alimentazione, offre indubbiamente ricchi spunti di riflessione, considerando che, con sempre maggior frequenza, va assumendo un ruolo fondamentale nella tutela della salute. Mangiare in modo equilibrato e sano, infatti, permette di prevenire complicanze date da una dieta inadeguata, ma anche di stare bene con se stessi, con gli altri, di dedicarsi ad attività soddisfacenti e di vivere con piacere e convivialità il momento del pasto. Per queste ragioni, conoscere e riconoscere abitudini di vita sana ci dà una marcia in più per affrontare la quotidianità, investendo sul futuro.

I comportamenti alimentari e le scelte fatte a tavola, come molti altri aspetti della vita, sono, tuttavia, il prodotto del condizionamento esercitato da fattori di trasformazione sociale. Tra questi fenomeni troviamo, ad esempio, la destrutturazione della preparazione dei pasti (ricerca e consumo di alimenti ready to cook o ready to eat), la destrutturazione della giornata alimentare (moltiplicazione delle occasioni di consumo istantaneo e sregolato di alimenti facilmente reperibili), la diffusione dei pasti fuori casa, la crescente tendenza alla sedentarietà, ecc. Si intuisce, pertanto, come il problema sia ben ancorato a elementi di natura sociale e culturale.

Partendo dal presupposto che il tema dell’alimentazione include necessariamente una serie di ragionamenti che fanno riferimento al comportamento individuale e collettivo, proviamo a riflettere su alcuni aspetti impliciti, ma estremamente comuni, nel nostro modo di vivere il cibo. Il cibo è spesso soluzione di esigenze anche molto diverse tra loro, talvolta lontane dal bisogno fisiologico: tristezza, ansia, stress, noia, desiderio di stare in compagnia, obblighi sociali, etichetta ecc. ecc. Perché esiste questo meccanismo? Perché il cibo è una risposta facile, veloce e che dà gratificazione immediata, ha potere aggregante e veicola dei messaggi (se mangio sto bene, se non mangio c’è qualcosa che non va, se faccio onore a ciò che mi viene servito sono educato…).

Reiterare tali associazioni, tuttavia, crea delle abitudini difficili da scardinare e che non sempre promuovono la salute psicofisica dell’individuo. Potrebbe allora essere più utile considerare il cibo unicamente come ciò che sostenta l’organismo, evitando di associarlo a contesti di gratificazione altra e trasformandolo in premio (se ti comporti bene ti comprerò un gelato), in coccola (dal momento che sei triste oggi ti preparerò il tuo piatto preferito) o in minaccia (guarda che se vai avanti a fare i capricci vai a letto senza cena). Diverse sono le occasioni in cui siamo portati, anche culturalmente, ad aggiungere significati non richiesti all’atto del nutrirsi: interroghiamoci sull’utilità nel qui ed ora, sulle sequele sul comportamento futuro e sul messaggio educativo che veicoliamo. A precise domande proviamo a rispondere in modo pertinente, ovvero sugli stessi temi (se il tema è “desidero coccole” posso dare attenzione, ascolto, contatto fisico, non è necessario sostituire tutto questo con un pacchetto di patatine ad esempio). L’obiettivo è non solo differenziare le sfumature emotive (fondamentale per una equilibrata maturazione psicologica), ma anche comprendere che necessità diverse dalla fame vera e propria devono essere soddisfatte da qualcosa di diverso dal cibo

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ADIUVAREAssociazione Diabetici Uniti Varese è un’associazione O.N.L.U.S fondata nella primavera del 2011.

Siamo un gruppo di  persone, diabetiche e non, che ha voluto dedicare un po’ di tempo e di energia per prendersi cura delle problematiche legate al “mondo diabete”

Il nostro interesse si rivolge a tutte le persone diabetiche da 0 a 100 anni, con una particolare attenzione ai bambini, ai giovani e alle loro famiglie

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