L’ energia dell’uomo diventa storia nelle Valli dell’Ossola

energiaNel nome dell’ energia. Uomini, macchine e dighe. Al Politecnico di Milano, fino al 18 giugno la mostra dedicata agli uomini che realizzarono gli impianti idroelettrici delle Valli dell’Ossola. Una straordinaria storia d’ingegno raccontata nell’ateneo che ha formato gli ingegneri che hanno “illuminato il mondo”. La mostra, realizzata da Enel distribuzione è allestita in occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile.

C’è qualcosa di epico nelle immagini in bianco e nero che raccontano l’impresa e il sacrificio degli “uomini idroelettrici” nelle Valli dell’Ossola. In questo spicchio del Piemonte settentrionale, aspro e ricco di corsi d’acqua che si precipitano a valle, nei primi anni del ‘900 cominciò la grande avventura dell’elettrificazione e della nuova energia.

E’ qui, nei minuscoli comuni montani sino a quel momento dedicati solo all’agricoltura (eroica) e all’allevamento che sorsero veri e propri villaggi operai per dare il via alla realizzazione di quegli impianti (tutt’ora funzionati) che né più né meno hanno permesso l’industrializzazione della Pianura. Senza l’energia dell’acqua, senza le Alpi, la storia d’Italia sarebbe stata sicuramente diversa.

E’ tuttavia una storia apparentemente “minore” dedicata a persone di cui s’è perso il nome, ai lavoratori, all’impegno e al sudore umano, ma anche alla professionalità di tecnici ed ingegneri il percorso messo assieme da Andrea Cannata, responsabile di impianti Verampio e Pallanzeno di Enel, e grande appassionato di storia.

Con i mezzi dell’epoca, sono riusciti a costruire opere ciclopiche. L’energia di uomini tanto temerari nell’affrontare la gravità quanto coraggiosi nel concepire ed edificare opere mai realizzate prima”, commenta. Il percorso espositivo parte dalle immagini della costruzione delle dighe di Morasco e Agaro, per poi passare ad una selezione di foto sulle diverse fasi del lavoro di costruzione e concludendo con le immagini che ripercorrono la realizzazione della diga del Sabbione.

Nota al margine. In quegli anni risolsero anche il problema dell’interazione tra manufatti umani e paesaggio chiamando in gioco alcuni degli architetti più importanti e attivi dell’epoca, come Piero Portaluppi e Gaetano Moretti, che diedero vita alla nuova energia con centrali restate sul territorio come veri e propri monumenti, a voler dare anche un valore estetico alla “macchina idroelettrica”.

La mostra – allestita da Enel e Politecnico di Milano – è aperta al pubblico fino al 18 giugno presso il Dipartimento Energia del Politecnico di Milano, in via Lambruschini 4.


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