Giovanni Falcone 23 maggio 1992 , l’Italia che non muore

Giovanni Falcone25 anni fa la Strage di Capaci, oggi una lunga giornata riservata al ricordo di Giovanni Falcone e di chi poco prima delle 18 sull’autostrada per Palermo perse la vita assieme a lui: la moglie, Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani.

Un ricordo, quello di Giovanni Falcone, che si estende anche a Paolo Borsellino che neanche 50 giorni dopo, il 19 luglio del ’92, saltò in aria in via D’Amelio con i cinque agenti scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

E oggi l’Italia, nel commemorare uomini e donne che fino in fondo hanno scelto di fare il proprio dovere, torna a interrogarsi sulla mafia, e sulla storia, per molti versi ancora oscura, che s’accompagna a quei terribili giorni di 25 anni fa.

“Il nostro 11 settembre” l’ha definito sabato sera Massimo Gramellini, a voler sottolineare come chiunque abbia dai quarant’anni in su si ricordi cosa stava facendo quando televisione e radio annunciarono le stragi, in riferimento a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Da quel momento qualcosa cambiò, a Palermo, in Italia. Una consapevolezza diversa, consapevolezza emotiva ma anche razionale davanti alla visione di ciò che “Cosa nostra” poteva fare, si diffuse per il Paese. “Sono contro la retorica dell’eroe. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non erano supereroi con i superpoteri, ma persone normali, cittadini esemplari che dobbiamo tutti imitare” ha detto domenica sera il presidente del Senato, Pietro Grasso, presentando il suo libro “Storie di sangue, amici e fantasmi, ricordi di mafia”, nella trasmissione di Fabio FazioChe tempo che fa“.

E riprendendo proprio le parole di Giovanni Falcone, ha sottolineato come la mafia sia un fenomeno umano, e in quanto tale destinato a finire. Ma oggi il ricordo deve superare la pura commemorazione l’ufficialità che anno dopo anno perde carica morale, perché la mafia, come tutti i fenomeni umani e, proprio come i virus, per sopravvivere è capace di trasformarsi, di rendersi invisibile, se occorre.

E per sopravvivere ha bisogno di nutrirsi, anche della nostra disillusione. Il ricordo di Falcone e Borsellino e degli uomini che si scarificarono, 25 anni fa, serva allora come momento di coesione. L’auguro è che in un Paese che ancora si divide sulla sacralità di certe giornate (25 aprile, 4 novembre, 2 giugno), attorno al loro sacrificio trovi il senso di un nuovo inizio, di una nuova unità nazionale.


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