Totti lascia o raddoppia ?

TottiGià, Totti lascia o non lascia il terreno di gioco ? Oramai i preparativi annunciati per la grande festa d’addio al calcio sono tutti a calendario per l’incontro tra la Roma e il Genoa del prossimo 28 maggio.

Ma tutto in questi ultimi momenti sembra inglobarsi in un alone di dubbio, quel dubbio che attanaglia, da un po’ di anni a questa parte, il Capitano giallorosso.

Lascio o non lascio, questo è il dilemma del Totti amletico di shakespeariana memoria. Così tutta la festa che i tifosi hanno già preparato per la sua definitiva dipartita dal terreno di gioco rischia adesso di finire nella spazzatura. E di questi periodi parlare di spazzatura a Roma si rischia perfino di irritare il / la sindaco/a. E anche qui si aggiunge un altro dubbio su come chiamare il primo cittadino.

Francesco Totti oramai lo abbiamo capito ha dei problemi seri con il verbo “ lasciare “. Non lo sopporta, lo evita, proprio come Arthur Fonzarelli, in arte Fonzie, quando doveva chiedere “scusa, ho sbagliato “ nei secolari telefilm di Happy Days.

Una vera e propria fobia, se lo sente sviene. Ed è un dramma serio che lo costringe a comunicare solamente con chi non usa in sua presenza quel verbo. Non va nemmeno più dal salumiere per non rischiare che lo stesso durante il confezionamento dell’affettato possa dirgli : “ che faccio, lascio ? “

Ilary Blasy, la povera Ilary Blasy non lo riconosce più.

Eppure Francesco Totti è di Roma antropologicamente parlando, e appartiene alla dinastia dei cesari. Provate ad immaginare Giulio Cesare intento a rimuginare per anni “ la conquisto ‘sta Gallia o me ne sto a Roma ? “.

O Rugantino che rivolgendosi alla sua amata città, dopo averla apostrofata di non fare la stupida, le chiede cantando “ damme na mano a faje dì …forse “.  No così proprio non va. A Roma, come dice la prima tifosa romanista Sabrina Ferilli, “ l’homo ha da esse homo “, punto.

Soprattutto lui che è il Capitano. Non vogliamo immaginare Totti depresso e steso sulla panchina dello psicologo, portata dallo stadio appositamente per lui. E nemmeno come il bambino ricco e presuntuoso della nostra infanzia che portando lui il pallone doveva giocare per forza, anche se era una schiappa, altrimenti andava via …col pallone !

Nel dubbio aspettiamo anche noi dubbiosi senza dubitare dei dubbi di Totti. Certo che però un interrogativo rimane. E se René Goscinny e Albert Uderzo, quelli di Asterix, avessero visto lontano quando trasformarono SPQR in Sono Pazzi Questi Romani ? No dai …forza Francesco !


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